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Merlo, doppio ex con la Viola nel cuore «Temo Perisic, ma la deciderà Chiesa»

di Alessandro Guerrieri

A Firenze ha giocato 11 stagioni, con uno scudetto e due coppe Italia. A Milano “soffrì” il dualismo con Mazzola

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Romano di nascita, fiorentino d’adozione, Claudio Merlo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 è stato un’icona della Fiorentina, con la quale ha giocato 11 stagioni vincendo uno scudetto e due Coppe Italia.

Nel ’76, contro il suo volere, passò all’Inter per la bella cifra di 760 milioni di lire, dove giocò due stagioni conquistando un’altra coppa nazionale.

Da doppio ex è il personaggio ideale per fare le carte alla grande sfida del “Franchi”.

Lei ha vestito entrambe le casacche, che ricordi ha delle due esperienze?

«A Firenze sono stato benissimo; con la casacca viola ho giocato le stagioni migliori della mia carriera arrivando a vestire la maglia azzurra. Nella città di Dante sono rimasto per 11 stagioni, tutte ricche di soddisfazioni con la perla dello scudetto conquistato nel 1969, e pensavo di concludervi la carriera. Invece nel ’76 Chiappella mi volle all’Inter dove trascorsi due stagioni in chiaroscuro, a causa della “guerra” che mi fece Sandro Mazzola, per la paura che gli soffiassi il posto da titolare. Di quel periodo ricordo la pelle d’oca al mio ritorno a Firenze e l’ultima partita del torneo ‘77/78, quando chiesi ai miei compagni di battere il Foggia, risultato che avrebbe salvato la “mia” Fiorentina. E così fu grazie alle reti segnate da Muraro e Scanziani».

Veniamo all’oggi, che pensa del campionato di viola e nerazzurri, dove possono arrivare?

«La Fiorentina ha finalmente trovato continuità dopo un avvio caratterizzato da alti e bassi, tipici di una formazione ricca di giovani. Una continuità che spero possa confermarsi anche contro i nerazzurri, in una partita fondamentale per il futuro viola. L’Inter invece mi ha sorpreso in negativo; con quella rosa me la immaginavo più in alto, diciamo dalle parti del Napoli. I nerazzurri non hanno gioco, pagando in questo la mancanza di un giocatore in mezzo al campo in grado di dettare i tempi del gioco, uno, per intenderci, alla Modric o alla Pjanic. Riguardo agli obiettivi l’Inter deve stare attenta, la qualificazione Champions non è certo acquisita, anche perché le inseguitrici sono tante e tutte agguerrite, Milan in primis. La Fiorentina se continua così può acciuffare l’Europa League, un traguardo ambito da tante squadre. Se lo meriterebbe».

Che partita dobbiamo aspettarci al “Franchi”, può pesare l’assenza di Icardi?

«L’argentino è uno di quei centravanti che sfruttano ogni palla che passa dalle sue parti, per noi – dice proprio così –è molto meglio che non ci sia, a prescindere dall’indubbio valore di Lautaro Martinez. Mi aspetto una partita molto tattica, con la Fiorentina che, come sua indole, proverà a fare la partita, stando molto attenta alle velenose ripartenze nerazzurre. Interessante la sfida tra la rapidità degli attaccanti viola ed i difensori di Spalletti, bravi ma talvolta macchinosi».

Come finisce e quali i possibili protagonisti?

«Stiamo parlando della classica partita da tripla, io mi auguro una bella vittoria della mia amata Fiorentina, sarebbero tre punti di platino in ottica Europa League. Riguardo ai possibili protagonisti c’è solo l’imbarazzo della scelta; in casa Inter voto per Perisic e Nainggolan, entrambi sulla via del miglior rendimento, per i viola mi gioco il tris composto da Veretout, il vero perno della manovra di Stefano Pioli, Chiesa e Muriel». —



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