Sicurezza
Nereo Rocco, dopo quarant’anni resiste indelebile il mito del Paron
Uno dei più grandi allenatori di sempre, gran personaggio I suoi ex giocatori sono tutti d’accordo: «A lui questo calcio non piacerebbe»
TRIESTE. Quel cappello in testa così, alla buona, senza prove davanti allo specchio. Le battute in triestino. Una mimica che valeva un discorso, la conversazione di un uomo semplice per il quale una stretta di mano significava un impegno che non avrebbe disatteso, questione d’onore. Nereo Rocco manca da 40 anni. E per chi ha avuto il privilegio di percorrere un tratto del suo cammino al suo fianco la mancanza si fa sentire sempre più forte. «Non piacerebbe questo calcio, al Paron».
Morì il 20 febbraio 1979, all’ospedale Maggiore di Trieste. Un martedì. Il giorno prima, in un momento di smarrimento, si era rivolto a uno dei figli. «Tito, dame el tempo». A Tito quel ricordo incrina la voce. «Era convinto di essere ancora in panchina, quando si rivolgeva al suo vice Marino Bergamasco per sapere quanto tempo mancava alla fine della partita. Ma quella frase poteva riferirsi anche al momento della morte».
Il mondo del calcio accantona in fretta i suoi eroi. Il mito di Nereo Rocco invece, a 40 anni dalla morte, non viene scalfito dalla polvere dei ricordi. Ci fosse ancora, il Paron, cosa potrebbe portare al calcio di oggi dei turni-spezzatino, delle multinazionali e dei social? Fabio Cudicini, il “Ragno nero” del Milan, era uno dei “saggi” all’interno della squadra. Ed essere uno dei “saggi”, nelle gerarchie di Rocco, significava diventare un interlocutore privilegiato.
«Uno per tutti e tutti per uno non era un semplice motto – racconta Cudicini – A modo suo era un sentimentale. Gli piaceva che i giocatori si frequentassero coinvolgendo le famiglie. Per noi era una sorta di padre. Di me, triestino, dicevano fossi un pupillo perché comprendevo il dialetto ma persino un tedesco come Schnellinger quante volte si è sentito gridare “Te son proprio un mona de biondo...” Nel calcio di adesso si troverebbe a disagio, non mi sembra di cogliere nelle squadre attuali quello spirito di gruppo che era uno dei punti di forza del Milan del Paron...». —
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