Gioco
Alla galleria Lato "Francesco Nuti - La collezione segreta"
Prato, in mostra i dipinti dell'attore e regista pratese: da uno dei primissimi acquerelli, ai dipinti materici, fino ad arrivare agli ultimi crudi e scarni disegni su carta. Esposto anche "Pinocchia Rosa"
PRATO. La galleria Lato di piazza San Marco 13 ospita la mostra "Francesco Nuti - La collezione segreta". 13 luglio – 4 agosto | 28 agosto - 15 settembre.
È il 1990 quando Francesco Nuti si avvicina alla pittura. Siamo a Ostenda, in Belgio, Isabella Ferrari gli fa dono di una scatola di acquerelli. Così, un po’ per noia, senza alcun disegno preparatorio, comincia a tracciare forme astratte su pezzi di carta. Nello stesso anno Nuti scopre la tempera acrilica e con questa materia inizia una lotta con la superficie della tela. La sua pittura si fa sempre più corposa e impulsiva, più si sente inquieto e più dipinge, incolla, strappa.
Il soggetto dei suoi dipinti negli anni diventa ossessivo, quasi tutte figure umane caratterizzate da un lungo naso da Pinocchio. La pittura diventa il suo segreto, un rifugio nei momenti di tensione, come ci testimonia l’amico regista Giovanni Veronesi: “Ecco a guardare quei dipinti, diretti ad un solo soggetto, monotematici a tal punto da far pensare ad un’ossessione, si può capire quanto Francesco sia stato, in un periodo della sua vita, concentrato su sé stesso. Quei pinocchi sono lui. Sono tutti Francesco Nuti!”.
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Nuti dipinge per sé, senza esporre fino al 2006. Nel 2011 a Prato, presso Opificio JM di Malkovich, viene realizzata la sua prima mostra personale Francesco Nuti, Dipinti e Disegni. 1990-2011.
Lo spazio Lato espone una piccola parte della produzione di Francesco Nuti quasi sconosciuta, di proprietà della famiglia d’origine, che rivela i momenti salienti del suo percorso artistico, da uno dei primissimi acquerelli, ai dipinti materici, fino ad arrivare agli ultimi crudi e scarni disegni su carta.
In mostra anche, Pinocchia Rosa, primo dipinto di cui Nuti fu veramente soddisfatto, che testimonia la sua forte relazione tra pittura e sceneggiatura, e che lo stesso autore descrive così: “È un dipinto terribile. Bello e terribile. Segnato dal colore, rosa saturo, steso con pennello largo, carico, nervoso. Un corpo massiccio, dalle spalle larghe, braccia tozze e corte, il petto maschile se non fosse per i capezzoli prominenti, l’addome e le gambe più chiare, quasi bianche, con al centro un sesso di donna enorme, prepotente, impenetrabile. Su questo corpo, da ciclope sgraziato, emerge una testa blu, vuota, senza espressione, da cui spunta di lato, un lungo naso rosa. Era il dicembre del Novanta. Se penso che OcchioPinocchio è uscito nel Novantaquattto, si può dire che ho iniziato la sceneggiatura del film con la pittura.” (Francesco Nuti, Sono un bravo ragazzo, a cura di Giovanni Nuti, © Rizzoli 2011). Ma a rendere ancora più segreta la collezione, troviamo in mostra ritratti dedicati ai familiari e sé stesso: una lastra di metallo specchiata, con un orologio che segna le dodici, l’ora di nascita, l’ora in cui tutto è iniziato.
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