Il Tirreno

Prato

teatro metastasio

Romeo Castellucci in prima nazionale al Metastasio

Una scena dello spettacolo (foto di Guido Mencari)
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Una scena dello spettacolo (foto di Guido Mencari)

"Democracy in America" uno spettacolo liberamente ispirato all'opera di Alexis de Tocqueville

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PRATO. Dopo il debutto a Anversa e prima di iniziare un lungo tour europeo, in PRIMA NAZIONALE da giovedì 27 a domenica 30 aprile al Teatro Metastasio (e non al Fabbricone come precedentemente annunciato) arriva il nuovo lavoro della SOCIETAS, DEMOCRACY IN AMERICA, uno spettacolo liberamente ispirato all'opera di Alexis de Tocqueville con testi di Claudia e Romeo Castellucci, con regia, scene, luci, costumi di ROMEO CASTELLUCCI, e musica di Scott Gibbons (feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30).

Quando il giovane aristocratico francese Alexis de Tocqueville rientra da un lungo viaggio di studio negli Stati Uniti d’America nel 1832, compone un saggio in due tomi sul neonato sistema politico americano. In un’opera che diverrà uno dei testi fondamentali per la cultura politica dell’Occidente contemporaneo, Tocqueville descrive il nuovo modello di democrazia rappresentativa rintracciandone l’origine negli usi, nei costumi, nelle idee, nella coscienza collettiva delle colonie della vecchia Europa, ormai affrancate verso un futuro di rifondazione e libertà. La democrazia americana - la prima che per vastità e radicalità veniva edificata in epoca moderna - si era potuta costituire grazie a quel fenomeno che Tocqueville individuava come Puritan Foundation - l’apporto, cioè, delle comunità puritane nel gettare le basi di una fattiva uguaglianza di stampo biblico tra gli esseri umani. Il vero argomento di Tocqueville, però, non era l’America, bensì la democrazia stessa, scandagliata minuziosamente con acribia anatomica, la rinascita in terra vergine di un modello politico logorato dai secoli nella vecchia Europa. De Tocqueville osserva il potenziale di una democrazia giovane, pur rilevandone i pericoli e i limiti, come la tirannia della maggioranza, l’indebolimento della libertà intellettuale di fronte a una retorica populista, e l’ambigua relazione fra l’interesse collettivo e le ambizioni dell’individuo. Nello stesso tempo, il Potere nel Nuovo Mondo rimetteva in questione la propria rappresentazione.

Nella Grecia classica, la Tragedia rappresentava il doppio necessario e l’ombra della Democrazia ateniese: con Democracy in America Romeo Castellucci segue l’esempio di De Tocqueville e si pone nel tempo che precede la Politica, e, recisa in profondità la radice greca, in ciò che viene prima della Nascita del Teatro, in quell’attimo d’indeterminazione in cui i piedi nudi calpestano ancora le ceneri tiepide della Festa ormai abbandonata dagli Dei, ma non vedono ancora l’inizio della Tragedia, creata dall’Uomo. Un’opera che rintraccia una celebrazione dimenticata, un rito ancora senza nome, in cui il Teatro rinnovi la sua funzione primaria: l’essere il necessario e oscuro doppio dell’agone politico e delle forme delle società della razza umana.

“Questo spettacolo non è politico – afferma Castellucci –. Questo spettacolo non è una riflessione sulla politica quanto, semmai, una sua conclusione. Nel 1835 per la prima volta un europeo distoglie lo sguardo dal modello di Atene. Alexis de Tocqueville assiste alla nascita degli Stati Uniti d’America nel momento della genesi di una nuova Democrazia dal seme dei principi puritani e dell’eguaglianza degli individui. In essa tramonta l’esperienza della Tragedia come forma di coscienza e conoscenza politica dell’essere. Il grande laboratorio artificiale della negligenza dell’essere – la Tragedia – era stato archiviato per sempre; archiviato l’esperimento vitale e antibiotico insito alla democrazia ateniese di trovarsi, nella breve durata di uno spettacolo sugli spalti del Teatro di Dioniso, fuori dalla democrazia stessa, per ascoltare, ancora e ancora, la disfunzione esistenziale, il lamento della vittima espiatoria, che nessuna politica è in grado – ancora – di salvare. Più nessun sacrificio, ma ancora nessuna politica. Più nessun Dio, ma ancora nessuna città dell’uomo. Cacciato il Capro Espiatorio, il coltello ci cade dalle mani, il cielo è vuoto, nuovo, azzurro, freddo. Rimane il cerimoniale vuoto che celebra la grandezza di questa perdita”.

Biglietti da 7 a 17 euro. Informazioni Teatro Metastasio tel. 0574 608501

 

 

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