Sicurezza
Ottanta candeline per il rifugio Pacini a Pian della Rasa
Ospite del Cai venerdì 29 luglio sarà la cantante di musica della tradizione, Giuditta Scorcelletti
PRATO. Ottant'anni e non sentirli. Li ha compiuti da poco il rifugio Pacini al Pian della Rasa a Cantagallo che venerdì 29 luglio alle 21,30 ospita la studiosa e ricercatrice, oltre che popolare cantante di musica di tradizione, Giuditta Scorcelletti.
"Una serata suggestiva - spiega Fiorenzo Gei, presidente della sezione pratese del CAI - avremo l'opportunità di ascoltare, eseguiti dal vivo, alcuni di quei canti che per originalità e poesia dettero vita a tante raccolte, da quelle del Tommaseo e del Tigri a quelle di Emilio Bertini". E a Bertini, fondatore della sezione pratese del Club Alpino Italiano per ricordarne i 180 anni dalla nascita e 130 dalla morte, è dedicata la serata. Bertini fu, oltre che pioniere dell'alpinismo, scrittore e ricercatore della cultura e delle tradizioni di montagna. Lo ricorda il volume "In Montagna" edito nel 2015 dallo stesso Cai di Prato sezione che conta oggi circa 1.500 soci. "Giuditta propone da anni un repertorio che, partendo dai luoghi delle proprie radici l'alta val di Lima, - continua Gei - spazia in tutta la regione con frequenti incursioni nel folk italiano e internazionale".
Celebri le sue collaborazioni, Guccini su tutti. È di questi giorni l'uscita del nuovo singolo di Scorcelletti, anteprima del progetto Toscana Donna, l'associazione che dal 2002 è impegnata per la riabilitazione delle donne operate al seno nella Regione Toscana. Il progetto è finanziato dal Cesvot e attuato con la collaborazione della Lilt di Firenze, l'ISPO e l'Istituto Toscano Tumori. Questo nuovo disco è dedicato alla donna nella tradizione, alle situazioni di abbandono e dolore vissute attraverso il canto, con particolare riferimento alla figura della poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani.
"Nei tempi nei quali mancavano altre forme di istruzione, le conoscenze tramandate oralmente costituivano, con i precetti religiosi, l'unica fonte di cultura per il popolo - spiega Gei - eppure, leggendo o ascoltando questi canti, ci accorgiamo che la montagna e l'ambiente non erano così amati come altri pensano perché l montanaro, ovvero il contadino della montagna, aveva come bene principale la terra da coltivare con sacrifici che non sempre bastavano a provvedere alla famiglia tutto l'anno". E per questo "nell'espressione popolare, infiniti proverbi e canti identificavano la montagna con la povertà e la sofferenza". La cultura e i valori autentici della montagna, conclude Gei "sono stati scoperti da coloro che per la prima volta si sono posti davanti a essa senza dipendenza economica, ed è stata questa indipendenza a permettere l'espandersi di quella forma, liberissima, di cultura che il CAI esprime da oltre 150 anni".
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