Il Tirreno

Prato

teatro

Nasce a Prato il "Riccardo II" di Peter Stein

di Azelio Biagioni
Il regista Peter Stein
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Il regista Peter Stein

Il regista tedesco è impegnato nei provini per scegliere gli attori che reciterannonel nuovo spettacolo prodotto dal Metastasio

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PRATO. Un mostro sacro del calibro di Peter Stein ha valutato, in questi giorni al Met, una sessantina di attori dai 25 ai 35 anni fra i quali dovranno uscire fuori i venti nomi di quanti andranno a far parte di un laboratorio che si terrà nel 2016 e curato dallo stesso regista.

Considerato uno dei più importanti artefici del teatro tedesco ed europeo nella seconda metà del Novecento, Peter Stein da tempo abita in Italia ed ora si appresta alla sua seconda produzione col Metastasio dopo il successo de “Il ritorno a casa” di Pinter del quale ha firmato un’impeccabile regia. Il laboratorio durerà un mese e dei venti attori che vi faranno parte Stein cercherà quelli migliori e che lui riterrà più adatti per mettere in scena “Riccardo II” di Shakespeare.

“Sono quarant’anni che aspettavo di farlo – confida il regista – Si tratta di uno dei pezzi del Bardo da me preferiti. E sto pensando di far interpretare il ruolo di Riccardo ad una donna, Maddalena Crippa.” Il regista tocca poi il nervo scoperto dei tanti attori disoccupati a giro per l’Italia e sostiene che il teatro lo devono fare i teatranti e non chi sta dietro ad una scrivania e che poco ha a che fare con questo mondo.

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“Ci sono scuole che sfornano nuovi attori – spiega – ma poi non ci sono posti di lavoro. E il teatro va difeso”. Per quanto riguarda il Metastasio Peter Stein racconta come sia in sintonia con l’amministrazione che dice essere vicina alla produzione.

“Ne ho avuto la prova con Pinter – afferma il regista – Un lavoro andato bene dal punto di vista organizzativo”. Il regista spiega, quindi, come per il teatro sia importante la parola parlata con cura.

“La parola – dice Stein – è una cosa scritta che poi diventa parlata. Una parola portata in Giappone, ad esempio, può essere tradotta e diventa parlato. Ecco la grande potenza che ha. La parola scritta – insiste – è al di sopra degli attori. Bisogna lavorare, dunque, sulla propria lingua e sull’identità culturale di se stessi. Questa cosa piace agli attori, meno ai critici”.

A Prato da alcuni giorni, Peter Stein confida di provare un sentimento di pace incredibile. “Questo è ciò che avverto io che arrivo da Roma - termina il regista - E poi qui ci sono i cantucci abbinati al vin santo. Un binomio perfetto”.

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