Il Tirreno

Prato

Per la libertà, il libro di Antonio Falda

Antonio Falda  fra il presidente del Panathlon Prato, Corsi e il gionalista Petrella
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Antonio Falda fra il presidente del Panathlon Prato, Corsi e il gionalista Petrella

Presentato durante una serata al Panathlon Club Prato, racconta le esperienze nate col rugby in otto istituti carcerari italiani, da Napoli a Terni, da Porto Azzurro a Bollate per passare da Prato dove c'è l'esperienza degli Invictus

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PRATO. "Per la libertà" un libro che è il frutto di un reportage giornalistico, incontrando persone in mezza Italia. Persone speciali che ad un certo punto della loro vita hanno incontrato e conosciuto il rugby, uno sport che li ha portati a vedere la vita sotto un'altra luce.

Antonio Falda ha raccolto voci, testimonianze, sensazini, racconti, storie personali e collettive cercando di capire che cos'è la libertà per chi ne è stato privato. E che cosa può fare il rugby per queste persone, non solo per quelle che devono essere riabilitate perché un giorno, quando avranno scontato il loro debito con la società, torneranno libere, ma anche per chi è... "un fine pena, mai". Antonio Falda ha fatto il giro di otto istituti carcerari cominciando dal carcere minorile di Nisida a Napoli per poi passare a quelli di Terni, Torino, Monza, Frosinone, Porto Azzurro, Bollate e Firenze, non rinunciando ad una puntata a Prato dove non è andato a visitare il carcere bensì è stato a trovare e raccogliere le storie di un'altra realtà: quella deli Invictus, dove le sbarre non sono di ferro ma dentro la testa. Ed anche quelle il rugby riesce a spezzare.

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Lo scrittore lo ha raccontato durante una serata organizzata dal Panathlon club Prato del presidente Urano Corsi rispondendo alle domande del giornalista Pasquale Petrella e della psicologa Claudia Cavaliere. E i personaggi che emergono nel libro di Falda sono innanzitutto le persone come Alessandro Gori, uno dei protagonisti della nascita della squadra degli Invictus Prato che si occupa di propagandare il rugby fra i giovani con disagio mentale, che mettono a disposizione gratuitamente il loro tempo e la loro conoscenza con le regole della pallaovale per rendere il rugby uno strumento di libertà. E lo sanno bene e lo raccontano quei tanti giovani che hanno conosciuto il rugby stando in carcere e scoperto in quell'ora di gioco il profumo della libertà. Antonio Falda riporta le sensazioni di quei detenuti che ha potuto intervistare e a tutti ha fatto la stessa domanda: la libertà, scoprendo che davvero il rugby, negli istituti di pena dove ha attecchito, ha cambiato la vita e la prospettiva di vita a tanti uomini. "L'unico rammarico è non vedere realizzato il progetto rugby in quegli istituti i cui direttori a parole si sono impegnati a farlo e nella realtà, poi, non lo hanno ancora fatto".

Antonio Falda, 53 anni, pur non avendo mai giocato a rugby, come lui stesso ammette, scrive soprattutto storie di rugby, ed è già autore di "Novelle Ovali, 35 piccole storie di rugby e di vita", di "Franco come il rugby" ed è coautore de "Il XV del Presidente". "Per la libertà - Il rugby oltre le sbarre" edito da Absolutely Free ha il patrocinio del Ministero della Giustizia, del Dipartimetno dell'Amministrazione penitenziaria, della Federazione italiana rugby e del Club Italia amatori rugby il cui presidente, Franco Cenobi è uno di coloro che Falda ha incontrato a Prato nel suo viaggio alla scoperta del rugby oltre le sbarre.

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