Lutto
Il “Notturno” di D’Annunzio con le musiche dei Litfiba
Il teatro del Convitto Cicognini ospiterà martedì 21 e mercoledì 22 gennaio lo spettacolo “Notturno”
PRATO. Un omaggio al grande D'Annunzio, nel 150° della sua nascita non poteva che essere ospitato dal convitto Cicognini, storico collegio che negli anni ottanta dell'Ottocento, ospitò il poeta tra i suoi allievi. Per l'occasione infatti martedì 21 e mercoledì 22 gennaio alle ore 21 il teatro del Convitto ospiterà lo spettacolo “Notturno” con Graziano Piazza, Francesco Argirò e Claudia Domenici, realizzato con la regia di Massimo Luconi e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio e il teatro Stabile Metastasio. Le musiche originali sono dei Litfiba e risalgono al 1985 , quando Luconi già collaboro con la band fiorentina. L'ingresso allo spettacolo è libero fino ad esaurimento posti. Il “Notturno” fu composto tra il febbraio e l'aprile del 1916, durante il lungo periodo di immobilità e quasi totale cecità, a cui D'Annunzio (nella foto) si trovò condannato, per salvare l'occhio sinistro, a causa dell'incidente avvenuto durante un "volo eroico". Il testo scritto come "commentario delle tenebre" su 10.000 piccoli pezzi di carta, è un libro di memoria e di guerra e appartiene alla parte più segreta e sincera della produzione di D'Annunzio: prosa di ricerca ma anche di confessione. Un D'Annunzio in pieno periodo futurista, che realizzò con il Notturno forse la sua opera più visionaria, ossessiva, dove il mito della giovinezza e dell’atto eroico si sviluppano in uno stile completamente nuovo, frammentario, sincopato e onirico, vicino alla struttura narrativa delle avanguardie letterarie, alla ricerca di nuove forme al di là dello schema del romanzo romantico e della prosa dannunziana. Nel Notturno la condizione della malattia, la malinconia per la caduta dell’illusione dell’impossibile eternità, lo smarrimento della vecchiaia, il ricordo lancinante degli anni della giovinezza al Cicognini, liberano il vate dagli orpelli poetici, lo avvicinano all'essenza delle cose, attraverso il dolore egli penetra nel segreto del mondo. Il poeta si riduce alla condizione di "uomo nudo da ogni privilegio" e impaurito dalla sua solitudine è costretto a truccarsi e a recitare la commedia quotidiana della sua "esistenza eroica"di fronte allo spettro del decadimento fisico.
Miriam Monteleone
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