Toscana
Nuti torna ad allenare dopo anni. «Coi Tigers voglio aprire un ciclo»
Rugby. La panchina dei seniores di Serie C è una delle principali novità
PRATO. Gli staff tecnici delle società rugbistiche pratesi per l’anno 2024/25 sono stati da poco ufficializzati: molte conferme, a cominciare dal decano degli allenatori Valter Nutini stabilmente alla guida degli old Sorci Verdi di base a Iolo e freschi campioni d’Italia di categoria, e alcune novità, con tanti giovani tecnici a portare entusiasmo e nuove forze in un contesto rugbistico sempre più bisognoso di risorse e professionalità per seguire adeguatamente tutte le formazioni presenti. Tra i vari staff la sorpresa più grande è stata la presenza di Luca Nuti, tre volte partecipante alle semifinali scudetto con le giovanili dei Cavalieri Union, come allenatore dei Gispi Tigers, la squadra seniores pratese di serie C: «Torno ad allenare dopo una lunga pausa iniziata prima del Covid – spiega il quarantasettenne Nuti – che si è protratta più a lungo del previsto, in questi anni ho dedicato tempo alla famiglia e sono contento, tuttavia la possibilità di tornare ad allenare con Elia Guastini, direttore tecnico del Gispi Prato, mi ha subito affascinato. In passato ho trascorso tre splendide stagioni in staff con Guastini e sapere che insieme a me ci sarà Lorenzo Vannini, neo responsabile dei Tigers, ha reso la proposta ancora più interessante. Conosco Lorenzo da anni e sono entusiasta di iniziare un percorso rugbistico con lui con cui non mai lavorato in precedenza». Nuti ha allenato per oltre dieci anni le categorie under 16 prima e poi under 18, molti degli atleti che oggi fanno parte dei Cavalieri Union in serie A son stati suoi giocatori, alcuni li ritroverà nei Tigers. «Ho lavorati con tanti ragazzi in questi anni di settore giovanile, ma non conosco personalmente molti Tigers, ho sentito parlare molto bene del gruppo e non vedo l’ora di iniziare a lavorare con loro, vengono da una stagione ricca di soddisfazioni e mi auguro di aprire un nuovo ciclo con loro, sarà anche la prima volta che collaborerò con Gispi, una società del territorio rinomata in tutta la penisola e di grande prestigio».
Luca Nuti lavora in ambito sociale coi giovani e si confronta quotidianamente con le nuove generazioni, questo lo ha aiutato negli anni passati a capire e gestire alcune situazioni: «Mi confronto quotidianamente con tanti adolescenti in contesti che esulano dallo sport, questo mi consente di avere una panoramica più ampia sui contesti sociali in cui si ritrovano, situazioni che poi si riflettono anche nello sport. Proprio la pratica sportiva potrebbe favorire il miglioramento della società, mi trovo spesso a contatto con ragazzi con poca o nessuna esperienza sportiva alle spalle e riscontro che le conseguenze sono persone che evitano di confrontarsi con le proprie capacità per paura di non riuscire o per scarsa fiducia in se stessi, spesso condizionata da eccessivo interesse o attenzione al giudizio altrui. La pratica sportiva favorirebbe le relazioni interpersonali, che con la complicità dei social media e le risorse digitali sono tra le cause delle minori capacità di relazionarsi tra di se dei giovani contemporanei. Lo sport di squadra in misura ancora maggiore permette alle persone di relazionarsi ed imparare a perseguire obietti in comune attraverso il lavoro, il sacrificio e la dedizione, valori importanti in generale, non solo nello sport».
Nuti ha attraversato da giocatore (era tra i protagonisti dei Cavalieri Prato che fecero la scalata dalla serie B alla prima serie nazionale nei primi anni 2000, il primo periodo dell’arrivo del professionismo) un periodo che sembrava destinato a cambiare per sempre lo sport ovale: «Ho vissuto da praticante stagioni bellissime, oggi il rugby non è diventato quello che alcuni auspicavano, il professionismo è raro. Fortunatamente il gioco, quello che si svolge sul campo, ha dei valori incontrovertibili e non sostituibili, non mi riferisco alla retorica del terzo tempo già fin troppo abusata, se in campo non sei uomo difficilmente potrai avere una carriera o semplicemente praticare questo sport. Prima il rugby era identificabile in una cultura più ristretta, soprattutto per il numero minore di praticanti e appassionati rispetto ad altri sport, forse anche più snob, quasi elitaria, adesso non è più così e questo porta anche ad avere episodi non educativi. Ma la società in generale è cambiata e con essa anche il rapporto con lo sport, basterebbe pensare all’evoluzione dell’archetipo dello sportivo: era legato all’impresa, al diventare un campione, si sognava di alzare un trofeo, oggi molto spesso il modello di sportivo viene interpretato in funzione di diventare ricco e famoso, si è campioni prima di aver vinto qualcosa e se non si ottengono risultati le responsabilità sono altrui». L’esperienza di Luca Nuti servirà per amalgamare un gruppo che nelle sue fila ha atleti di diverse generazioni ma anche per migliorare il livello del rugby espresso sul campo. «È presto per darsi degli obiettivi, sicuramente scenderemo sempre in campo per dare il nostro massimo ed uscire a fine partita senza rimpianti» conclude il neo coach dei Tigers.
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