Gioco
L’Italia di rugby parla toscano, così Francesco “cura” i muscoli degli Azzurri: «Che goduria con la Scozia»
Francesco Fronzoni è il responsabile dei fisioterapisti della Federazione: «Emozione unica, era un “derby” con mia moglie»
PRATO. Settimane ricche di soddisfazioni per il rugby italiano, dopo il pareggio in casa della Francia, interrompendo un’attesa di 11 anni, la nazionale ha vinto la sfida alla Scozia valida per il quarto turno del Sei Nazioni in uno stadio Olimpico tutto esaurito. Il pratese Cesare Zucconi è stato protagonista della vittoria dell’under 20 nella sera di venerdì 8 marzo a Treviso, ancora titolare nel XV vincitore per 47 a 14, e si appresta a sfidare il Galles in quella che sembrerebbe una partita alla portata degli azzurrini, venerdì 15 marzo.
Il pratese azzurro
Nella selezione nazionale maggiore la vittoria sulla Scozia è stata festeggiata in modo particolare dal pratese Francesco Fronzoni, responsabile dei fisioterapisti della Federazione Italiana da oltre un anno e fisioterapista in campo durante i match internazionali, per lui una vittoria speciale, quasi un derby alla luce dei sei anni trascorsi in Scozia come fisioterapista dei Glasgow Warriors, ma soprattutto perché la moglie Heater, dalla quale ha avuto il piccolo Lorenzo, è scozzese di nascita. «È stata una vittoria molto emozionante, la prima per me dal campo nel torneo del Sei Nazioni – spiega Fronzoni, che oltre ad essere responsabile dei fisioterapisti per tutte le nazionali azzurre collabora attivamente con le due franchigie italiane di base a Treviso e Parma – Ha avuto un sapore particolare anche per il mio legame con la Scozia e con alcuni dei giocatori e dello staff scozzese con cui ho ancora buoni rapporti dopo l’esperienza nel club di Glasgow».
Il primo incontro
Francesco si trova adesso al vertice del settore fisioterapico del rugby nazionale, ma il suo incontro con la palla ovale risale a molto tempo fa: «Ho iniziato da bambino a giocare, mio padre era allenatore del Gispi, e mi sono tolto molte soddisfazioni. Ho indossato la maglia azzurra giovanile tante volte e con il Gispi Prato ed i Cavalieri mi sono tolto grandi soddisfazioni sul campo arrivando al fino professionismo. Nel mentre ho sempre continuato a studiare e, anche grazie al rugby, ho potuto sfruttare contatti e conoscenze per aumentare la mia esperienza di vita e professionale, ho vissuto sette anni in Australia, dove ho giocato con grandi giocatori, conosciuto mia moglie, ma soprattutto ho avuto l’occasione di confrontarmi e capire un modo di fare rugby diverso da quello italiano. Il successivo trasferimento in Scozia mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con un’altra realtà professionistica, questa volta europea, ed aver lavorato con un prestigioso club come i Glasgow Warriors mi ha reso ancora più esperto nonostante l’età, credo che questo percorso di vita sia stato fondamentale per arrivare dove sono oggi».
Il racconto
Francesco deve compiere ancora 37 anni ma è già un riferimento per la federazione e per gli atleti: «Se non avessi viaggiato, con tutte le difficoltà annesse, non credo che avrei avuto questa opportunità, mi sento molto fortunato e credo che i sacrifici siano valsi la pena, come staff non ci limitiamo alle attività fisioterapiche ma stiamo sviluppando metodologie di lavoro più evolute al fine di migliorare il nostro apporto alla nazionale, e questo lo stiamo sviluppando su tutti i livelli, dalle nazionali giovanili a quelle femminili. È un lavoro che richiede tempo e confronto, oltre a molti viaggi, ma ho uno staff collaudato e molto disponibile con cui stiamo raccogliendo buoni risultati». Fronzoni ha seguito gli azzurri anche ai Mondiali dello scorso ottobre e ha trovato nello staff il medico pratese Niccolò Gori ed il fisioterapista Riccardo Lenzi: «Sono tornato in Italia dopo essermi confrontato con i responsabili FIR Smith e Pacini e qui ho trovato un ottimo staff. Il dottor Gori lo conosco da quando siamo bambini per aver giocato insieme nel Gispi, Riccardo invece l’ho incontrato quando ero giocatore dei Cavalieri mentre lui era il fisioterapista, quindi prima ancora che iniziassi a studiare all’Università. Sono fortunato a poter contare su due persone come loro. Sono persone splendide e grandi professionisti con cui è stimolante poter lavorare, in particolare il metodo di lavoro del dottor Gori è ciò che ritengo migliore per un fisioterapista, un approccio moderno, competente e professionale, che lascia lavorare le altre professionalità senza prevaricarle, ciò ci motiva a fare sempre di più e sempre meglio responsabilizzandoci e rendendoci partecipi della strategia medica e di recupero e non soltanto degli attuatori».
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