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Eccellenza. Zenith Prato: c’è da scrivere la storia

di Vezio Trifoni

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C’è da rovesciare il ko dell’andata contro Ellera, chi vince può sperare nella promozione in Serie D

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PRATO.  Dopo la sconfitta di misura subìta nel match di andata al Chiavacci nel primo turno nazionale dei play off di Eccellenza contro l’Ellera ora è tempo per la Zenith Prato di capovolgere il risultato domani a Corciano (Perugia) per il match di ritorno. L’1-0 per la squadra ospite con rete al 73’ di Colombi, se vogliamo bugiardo, vista l’ottima prova dei ragazzi di Simone Settesoldi e le numerose occasioni avute deve stimolare il team pratese a cercare una vittoria esterna per continuare il sogno. «Il vincitore non è altro che colui che non ha smesso mai di sognare. Intanto dico bravi a tutti: ancora non è finita, ci giocheremo le nostre carte».

Nelle parole del presidente della Zenith Prato, Carmine Valentini, orgoglioso dei suoi ragazzi e soddisfatto del percorso che non è ancora terminato, c’è la consapevolezza di una stagione comunque importante. «Abbiamo fatto giocare nove ragazzi del settore giovanile. Bravi loro a credere nel nostro lavoro. Abbiamo "lanciato" due ragazzi del 2002, due del 2003, due del 2004 e pure due del 2005 - spiega ancora il presidente Valentini -. C’è ancora una gara di ritorno da giocare. Sul piano tecnico la gara di andata è stata assolutamente equilibrata. Dispiace aver perso in maniera immeritata, ma non ho niente da rimproverare ai ragazzi. Ricordo sempre che solo chi non sogna non può volare. In occasione dei prossimi 90 minuti faremo il massimo, come abbiamo sempre fatto. Niente è già scritto».

È dello stesso avviso anche tecnico Settesoldi che riparte proprio dalla partita dell’andata. «Peccato perché il risultato più giusto avrebbe dovuto essere un pareggio - dice Settesoldi -. Abbiamo avuto le nostre occasioni con Gori, Caggianese e Braccesi e ci siamo distratti una volta sola. È stato in questo frangente che Colombi ci ha punito. Da qui bisogna ripartire e come è successo nelle altre sfide playoff siamo obbligati a fare risultato, senza pensare a difendere o a tenere botta, cosa che per altro non siamo capaci di fare. I ragazzi sono carichi e c’è voglia di ribaltare il risultato». È tutto pronto per provare a costruire l’impresa: stavolta serve solo osare. 

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