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Il Prato resta a Toccafondi: "Dal Canada non è arrivato nulla"

Vezio Trifoni e Paolo Nencioni
Il Prato resta a Toccafondi: "Dal Canada non è arrivato nulla"

Nel pomeriggio l’avvocato Romano assicura al sindaco che "è tutto a posto" ma il presidente stacca la spina: "Non ci sono garanzie". Thriller senza lieto fine. E ora si apre la questione stadio: "Non dimenticate che l'impianto è del Comune"

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PRATO. Fino a prova contraria il Prato è ancora di Paolo Toccafondi. Quello che doveva essere il giorno decisivo per il passaggio della società alla cordata italo-canadese rappresentata dall’avvocato Joseph Romano si è trascinato fino all’epilogo degno di un giallo. Meglio sarebbe dire un intrigo. Il compratore continua a dire che è tutto a posto e i soldi ci sono, mentre il venditore dice che non è arrivato nulla.

Che sia tutto a posto, Joseph Romano lo ha detto anche al sindaco Matteo Biffoni nel tardo pomeriggio di ieri, promettendo che la prossima settimana sarebbe venuto in Italia a definire gli ultimi dettagli. Che non sia arrivato niente lo dice Toccafondi, che ieri mattina è andato nello studio del notaio Francesco De Luca, il cui figlio Giuseppe è stato il portavoce italiano della cordata canadese, per prendere visione del bonifico che doveva arrivare dal Canada. E che non è arrivato.

In serata lo stesso Toccafondi ha spento l’ultimo lumicino di speranza dicendo di aver ricevuto una chiamata da un rappresentante della cordata canadese e che non sarebbe arrivato nulla. Dunque fine dei giochi, almeno per il momento.

Eppure sabato sembrava che il cerchio si fosse chiuso, con la garanzia che le garanzie economiche (fidejussione a copertura dei crediti, fideiussione e tassa a fondo perduto per la domanda di ripescaggio in C) sarebbero arrivate ieri. I due intermediari pratesi (Giuseppe De Luca e Giovanni Carlesi) avevano contattato il patron del Prato e avevano spiegato che la fideiussione c’era ma era di una banca non italiana e che quindi bisognava verificare se era valida. In un messaggio vocale l’ex consigliere Simone Storai dava tranquillità a tutti sull’esito della trattativa e metteva in luce che la Lega in questo periodo faceva un controllo ulteriore sulle fideiussioni non di banche italiane. Il preliminare d’acquisto era stato siglato due settimane fa, il 7 luglio scorso, e i due gruppi si erano dati appuntamento proprio per la giornata di ieri per chiudere la trattativa e ultimare i passaggi. La visita del direttore generale in pectore, Marcos Serioux, non aveva fatto altro che confermare le speranze degli ottimisti. Se mandano uno dal Canada a prendere contatti organizzativi, ci si era detti, vuol dire che il progetto è serio e ben avviato. A meno che Serioux non sia stato mandato per riferire all’investitore sullo stato della società e non sia rimasto contento. Ma se è andata così, perché non dirlo subito e lasciar trascinare la trattativa fino all’ultimo minuto utile?

Una situazione paradossale, «una cosa folle» ha commentato il sindaco Matteo Biffoni ieri sera alle nove passate.

È chiaro che in questa storia qualcuno ha raccontato qualche bugia, ma è anche chiaro che si tratta di bugie con le gambe cortissime, perché se davvero la cordata canadese era pronta a versare quanto dovuto ha certamente in mano le carte che lo provano, e se vorrà potrà mostrarle alla pubblica opinione. In caso contrario sarà la certificazione di un bluff di cui al momento non si capisce chi possa beneficiare.

Ora che cosa succederà? Il tempo per trovare una nuova cordata non c’è e potrebbe essere Toccafondi a riprendere le redini della società (anche se non sarà lui perché è squalificato per 20 mesi). L’iscrizione alla serie D è già stata fatta e quindi il Prato potrebbe ripartire da questa categoria o potrebbe essere proprio la famiglia Toccafondi a richiedere il ripescaggio. Economicamente sarebbe conveniente, perché fare una squadra per salire costa più di 300.000 euro.

La questione stadio. C’è un elemento, in questa bizzarra storia del Prato, che molti hanno forse sottovalutato: lo stadio Lungobisenzio. "Fanno i conti senza l’oste - taglia corto il vicesindaco Simone Faggi - Se davvero salta la cessione ai canadesi, considerate che lo stadio è del Comune. E non è scritto da nessuna parte che lo si debba dare per forza al Prato di Toccafondi". Un orientamento, quello del vicesindaco, che sembra lo stesso del sindaco. Due amministratori che sono cresciuti in mezzo al tifo organizzato biancazzurro e che conoscono a fondo tutto quello che c’è dentro e intorno al Prato. Dunque da oggi, se i canadesi davvero spariscono, si apre la questione stadio.

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