Il Tirreno

Prato

Zomer e il suo giro del mondo tutto di corsa

di Vezio Trifoni
Il podista pratese Franco Zomer
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Il podista pratese Franco Zomer

Prato, il podista pratese, fondatore della onlus “Maratonabili”, racconta le esperienze fatte in questi anni

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PRATO. Il senso dell’avventura legato al sociale per scoprire sensazione incredibili. Per Franco Zomer, 51enne osteopata trapiantato a Prato ormai da dieci anni, il 2016 è stato l’anno del record con la conquista, quarto uomo sulla terra e primo italiano, del Grand Slam Plus. Ormai la corsa è una sua compagna di vita sia quella più estrema, che quella da classico podista.

Nel 2009 ha fondato “Maratonabili”, una Onlus che permette a persone diversamente abili di partecipare a manifestazioni podistiche. Proprio per raccogliere fondi e dare visibilità ai “Maratonabili”, è nata l’idea di fare l’impresa. Quella del Grand Slam Plus: 5 percorsi a tappe da affrontare in un anno solare attraverso i deserti di Sri Lanka, Sahara, Gobi, Atacama e Antarctica. Prima di Zomer, in tutto il mondo ci erano riusciti in tre, due canadesi e un americano. A fine 2016 sono diventati quattro e il nostro Zomer non si ferma di certo. «Mi sto preparando per l’edizione 2017 che si svolge a settembre del Tor des Geants – spiega Zomer – Il senso della sfida e dell’estremo rimangono sempre dentro di me».

È vero che ha tagliato il traguardo sul ghiaccio dell’Antarctica, il luogo più freddo della terra, senza scarpe? «È vero ed è stato fantastico. Ero in pantaloncini corti, maglietta e zaino sulle spalle e parrucca arancione sulla testa. I sogni mettono i brividi e io me li sono voluti godere tutti. I brividi ti attraversano tutto. E io volevo che il sogno mi attraversasse tutto e così è stato. Volevo diffondere in tutto il mondo le idee della nostra associazione “Maratonabili”. Ci sono riuscito» .

Dietro a questa sfida, non c’è però soltanto un fine legato alla solidarietà. «C’è un viaggio per ritrovare sE stessi, per riscoprirsi. È stato un percorso spirituale, nel quale a 50 anni suonati mi sono riscoperto – continua Zomer – Affrontare tante difficoltà insieme a persone provenienti da tutto il mondo ha cambiato la mia percezione dei problemi del quotidiano. Ho fatto pace con caldo, freddo, dolore e paura. Ho imparato ad ascoltare gli altri, le loro idee, le loro esigenze». «Ho deciso di fare qualcosa di diverso sia per me che per i miei ragazzi – dice Zomer – momenti di difficoltà sono stati tanti. Fin da subito. Nella prima tappa in Sri Lanka ad esempio abbiamo ritardato la partenza per la presenza di elefanti, bufali e tigri sul percorso di gara. La notte prima di iniziare il Grand Slam Plus ho avuto incubi e paura e mi ha aiutato pensare a tutte le persone che dall’Italia tifavano per me, affinché lottassi per portare a compimento questo percorso. In ogni gara ho incontrato persone diverse. Anche diversamente abili che si mettevano in gioco».

Il prossimo obiettivo? «Lottare per trasformare l’impossibile in possibile – come dice la mission dei Maratonabili – far crescere sempre più la nostra Onlus, creando a Prato un centro nazionale con una sede ufficiale».

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