La protesta
Un pratese al Sei Nazioni di rugby, Gori: «Non vedo l’ora di giocare»
Alle soglie dei 27 anni, l’atleta cresciuto nel Gispi si candida a diventare l’erede di Sergio Parisse «Un onere e un onore. È l’ora di fare il salto di qualità». Il 4 febbraio l’esordio contro il Galles
PRATO. La faccia è sempre quella da bravo ragazzo, sorridente e aperto alla battuta come ogni buon toscano, Edoardo "Ugo" Gori dopo 56 presenze e 5 mete in nazionale alla vigilia del suo settimo torneo del Sei Nazioni ha lo stesso sguardo entusiasta che aveva da bambino prima di un importante torneo in maglia Gispi.
«In effetti il tempo vola - commenta Ugo - sono già passati più di sei anni dal mio esordio in maglia azzurra a Firenze contro l'Australia, rugbisticamnte parlando è un'eternità, basti pensare che gli All Blacks avevano soltanto un titolo mondiale in bacheca in quel momento (adesso sono tre, ndr)».
Tanta esperienza acquisita e la freschezza e la brillantezza di un'atleta alle soglie dei 27 anni, periodo perfetto di maturazione fisica.
«Ho avuto la fortuna di acquisire molta esperienza nonostante la giovane età, sia in campo che al di fuori vivendo ruoli di responsabilità, sono opportunità che vanno sfruttate consci che da ciò derivano grandi responsabilità».
In assenza di Parisse hai portato anche la fascia di capitano.
«Un onere ed un onore al quale ho cercato di rispondere al meglio. L'aspetto ambientale in cui sviluppare il concetto di gruppo è una condizione di partenza fondamentale nel nostro sport e l'esser capitano mi ha dato l'opportunità di misurarmi con una richiesta di performance ancora più alta e non soltanto sul rettangolo di gioco, mi ha sicuramente fatto bene anche dal punto di vista umano. Sono ancora molto legato alla mia città - aggiunge Gori - Ci torno ogni volta che posso per stare in famiglia e rilassarmi con qualche amico, nonostante sia spesso lontano mi sento molto attaccato alle mie origini e non perdo occasione per passare un po' di tempo a casa».
Sulle “conquiste” femminili Gori preferisce nicchiare.
«Non mi pronuncio su questo aspetto, dico solo che abbiamo molto tempo da dedicare agli allenamenti e questo toglie tempo ad altri piaceri».
Sabato 4 febbraio l'esordio con il Galles, dopo la strepitosa vittoria con il Sud Africa di novembre la deludente sconfitta con le isole Tonga ha ridimensionato l'ottimismo azzurro.
«La sconfitta con Tonga ci ha fatto male. Abbiamo appena iniziato un nuovo ciclo con Conor O'Shea, allenatore irlandese che ha portato molto entusiasmo in gruppo, c'è un coinvolgimento forte da parte di tutti e sono sicuro che questo sarà alla base delle nostra crescita sportiva, non vediamo l'ora di scendere in campo, vogliamo diventare la sorpresa di questo Championship e creare le basi per un quadriennio senza precedenti, deve diventare il nostro momento, è l'ora di fare il salto di qualità».
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