L’abbraccio di Montemurlo al suo campione
Tanto affetto per il tiratore che è stato accolto dai suoi sostenitori e dal sindaco Lorenzini
PRATO. La finale l’ha guadagnata grazie alla tenacia e a una smisurata forza di volontà; il suo podio alle Olimpiadi è la storia di tanti sacrifici, di una vita divisa tra gli allenamenti, il lavoro e la famiglia; è la storia di un uomo che per indole e per determinazione ha imparato a mirare in alto e sa quand’è il momento di sparare le migliori cartucce. La stessa determinazione l’ha portato a essere tra i migliori dodici tiratori al mondo e ora medaglia d’argento olimpica, caparbio nell'inseguire i sogni così come ha saputo fare con i piattelli in volo. È così, da vincitore e con appiccicata addosso la fatica che alla fine rende gli uomini grandi, che Marco Innocenti è tornato a Montemurlo, accolto da una grande folla di parenti, autorità, amici, conoscenti e tanti semplici cittadini accorsi per applaudirlo. Quelle grandi qualità, la forza, la capacità di concentrazione, la durezza dello sguardo mentre insegue un piattello, sono scivolati via mentre si perdeva nell’abbraccio commosso dei tanti montemurlesi arrivati all’Armeria Innocenti di via Labriola per tributargli un saluto caloroso. Non ha potuto trattenere l’emozione, proprio lui che l’emozione ha imparato a sfidarla per guadagnare il podio, di fronte agli applausi e al pensiero della famiglia che l’ha supportato e a cui sono andati i suoi primi e più sentiti ringraziamenti commossi, in particolare alla moglie, alle figlie, alla sorella Nadia. In prima fila ad attendere Marco c’era anche il sindaco Mauro Lorenzini, pronto ad abbracciarlo con orgoglio e a ringraziarlo per aver portato Montemurlo a Rio. «La gara alle Olimpiadi – commenta Marco commosso - non è una gara come le altre, la tensione è alle stelle, è una gara molto difficile che inizia molto prima della gara stessa, nei giorni precedenti, dal momento in cui ti dicono che tocca a te. E tu non rappresenti solo te stesso, ma una disciplina e una nazione intera, la responsabilità è davvero grande. Questa medaglia - continua Innocenti - la dedico prima di tutto alla mia famiglia che mi ha dato sempre una grande fiducia e mi ha permesso di praticare questo sport nel migliore dei modi. Lo dedico a mia moglie e alle mie figlie, perché negli ultimi due anni le ho trascurate, e ogni volta che tornavo da una gara le trovavo sempre più grandi. Ho realizzato un sogno, adesso prenderò un periodo di riposo». Dopo tante parole è venuto poi il momento dei brindisi nel bar Victory.
Francesca Vattiata
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