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Innocenti, quanto è difficile lasciare dopo l’argento

Innocenti, quanto è difficile lasciare dopo l’argento

Il tiratore di Bagnolo è stato festeggiato al rientro «A ottobre torno in gara, poi capirò che cosa fare»

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PRATO. L'emozione per la medaglia d'argento è ancora dentro di lui e davanti ai montemurlesi Marco Innocenti si emoziona. «Vincere una medaglia alle Olimpiadi era il sogno di quando ero bambino e dopo 20 anni di sacrifici sono riuscito a conquistare un argento che per me vale oro». Come previsto, Innocenti arriva alle 12 alla sua armeria in via Labriola a Bagnolo con il pullman dei familiari che l'hanno voluto accogliere a Roma e poi trasportare a Montemurlo. «Vedere tanto affetto è qualcosa di unico e solo ora sto capendo quello che è successo - continua Innocenti - Tra fuso orario, villaggio olimpico e gara è stato tutto molto veloce. Ora che mi sto rilassando posso godere di questo momento».

Un grazie a chi?

«Alla mia famiglia in primis che mi ha sempre sostenuto e supportato - spiega la medaglia d'argento nel tiro a volo double trap a Rio - poi al presidente Rossi e al commissario tecnico e all'Italia che mi ha dato fiducia».

Hai detto che vuoi dedicarti alla famiglia?

«Dopo la vittoria la tensione era talmente alta che mi sono lasciato dire che smettevo. Ora avrò ad ottobre l'ultima gara dell'anno per la Coppa del Mondo con i migliori 12 tiratori. Dopo capirò quello che farò da grande».

La moglie Francesca cosa dice?

«Marco è un appassionato e dovrà essere lui a scegliere. È chiaro che per conquistare questa medaglia ha dovuto fare tanti sacrifici ma lo sport è bello ed è riuscito a conquistare quello che voleva».

Dopo la qualificazione alla finale che ti dava una medaglia certa sei scoppiato a piangere?

«Voi non l'avete visto ma ho pianto quando mi sono qualificato per la finale a sei. Per me era quello lo scoglio da superare. Poi quando sono risucito ad entrare tra i primi due ho rivisto tutta la mia vita da atleta e tutti i sacrifici che ho dovuto fare durante questi 20 anni. Alla fine questa medaglia mi ripaga di tutto questo ed è una soddisfazione mia ma anche di chi ha creduto in me».

Una che ha sempre sostenuto Marco è stata la sorella Nadia.

«Nel 1996 abbiamo vinto i campionati europei, lui nel maschile e io nel femminile, nel double trap. Purtroppo non sono riuscita a battermi alla Olimpiadi dove ero riserva nel 1996. Quindi per me tutto quello che ha fatto Marco è come se l'avessi fatto io. Conquistare la medaglia olimpica è il raggiungimento dell'apice e Marco se l'è meritata perché ricordiamo è un privato e non fa parte di gruppi sportivi. Lavora durante il giorno e si allena nel tempo libero. È chiaro che la preparazione per un'Olimpiade è qualcosa di diverso e lui è stato bravissimo perché si è fatto trovare al massimo nel momento giusto».

Un campo di tiro difficilissimo.

«La mia tecnica è diversa rispetto ai miei avversari e mi ha permesso di adeguarmi alle condizioni di Rio dove i campi di tiro erano differenti da quelli europei e soprattutto le condizioni meteo erano impossibili con pioggia e vento».

Nella finale quel doppio errore è stata colpa del meteo?

«No, assolutamente in quel caso è successo che un attimo prima di sparare mi si sono appannati gli occhiali e quindi non ho visto più niente. Ho tirato a caso e purtroppo non ho centrato i piattelli».

Qual è stato il momento più imporatnte durante le Olimpiadi?

«Durante i giochi di Rio ero tranquillo e determinato al risultato. La tensione è stata prima perché la carta olimpica viene data alla nazione e non al tiratore e fin quando non sono stato certo di partecipare alla mia terza olimpiade ero un po’ teso e non riuscivo a concentrarmi al massimo. Poi quando mi hanno dato l'ok mi sono sentito sicuro di fare bene».

Ora cosa farà Marco Innocenti?

«Si riposerà un po’ perché sono stati sei mesi dove mi sembrava di essere recluso, ogni spostamento lo dovevo comunicare all'antidoping e ho subito tantissimi controlli. Pensa che prima di salire sul podio ci hanno fatto fare le analisi e anche dopo. Per un po’ niente analisi».

Vezio Trifoni

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