Toscana
Una bestemmia tira l'altra, quattro espulsioni
Finale pirotecnico in Terza categoria: un giocatore dell'Impavida impreca e viene espulso, il padre protesta con un altro "moccolo" e fa la stessa fine insieme a un dirigente e a un calciatore del Sant'Angelo a Lecore
PRATO. Il regolamento della Federazione parla chiaro: la bestemmia in campo va sanzionata con il rosso diretto. Ma l'applicazione automatica della regola da parte del direttore di gara, corretta sul piano formale, accresce il più delle volte il risentimento dei giocatori e dei dirigenti che non sempre accettano la severità della sanzione. E allora per paradosso bestemmie si tirano dietro altre bestemmie. E si sfiora la rissa. E' quello che è successo a Castelnuovo di Prato, nella partita di Terza categoria Sant'Angelo a Lecore-Giovani Impavida, finita 3-1 per i padroni di casa.
La situazione è sfuggita di mano quando, con le squadre in sostanziale parità, è entrato in campo Luca Fiesoli dei Giovani Impavida: un tocco, due tocchi, un avversario che tenta di soffiare il pallone con un po' di irruenza e parte l'imprecazione ad alta voce, proprio nel momento di massimo silenzio del pubblico. L'arbitro, Samuele Andreano di Prato, estrae il cartellino rosso ed espelle il giocatore valbisentino. «In effetti la bestemmia è partita quando tutti erano zitti - osserva il presidente del Sant'Angelo Giampiero Gabrielli - Il direttore di gara non aveva altra scelta».
Non l'hanno pensata così i compagni di squadra di Luca e i dirigenti, tra questi il padre Sauro. Via alle proteste nei confronti dell'arbitro, i giocatori dell'Impavida seduti in panchina sono entrati sul terreno di gioco e alle prime imprecazioni se ne sono aggiunte altre. A farne le spese i dirigenti della società Giovani Impavida, Domenico Mazzaglia, allontanato dal campo dove stava svolgendo la funzione di guardalinee, e Sauro Fiesoli, padre di Luca, tutti e due squalificati per un mese fino al 14 novembre 2015. A Luca è stata invece comminata una giornata di stop per la bestemmia, tra padre e figlio in tutto sono 5 giornate.
Nel diverbio scaturito dopo l'espulsione di Fiesoli, ha ricevuto il rosso anche Francesco Rugi del Sant'Angelo a Lecore, costretto ad un turno di pausa forzata. Nervi a fior di pelle che per un pelo non sono degenerati in rissa. La società Giovani Impavida potrebbe presentare ricorso per un presunto errore nelle note. «La bestemmia di Luca Fiesoli c'è stata - spiega Salvatore Albano, mister dell'Impavida - ma le successive proteste all’arbitro non sono state fatte dal padre Sauro, bensì da Gianni Rauseo, altro nostro giocatore». Insomma un grande caos innescato da una bestemmia.
Diversa la versione fornita da Walter Aguzzi, vicepresidente della Giovani Impavida, secondo il quale il nome di Sauro Fiesoli è finito per sbaglio tra gli espulsi nel referto dell'arbitro, che invece avrebbe espulso Rauseo (ma nel bollettino c'è il nome di Sauro Fiesoli). Aguzzi nega anche che il padre del calciatore espulso abbia bestemmiato e sostiene che l'espulsione del dirigente Mazzaglia e di Fiesoli senior è avvenuta diversi minuti dopo quella del figlio.
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