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Prato dall’inferno al purgatorio: vince dopo oltre due mesi

di Paolo Nencioni
Prato dall’inferno al purgatorio: vince dopo oltre due mesi

Un’occasione fallita da Bocalon e l’espulsione di Urso fanno temere il crac, risolve l’uomo che non doveva giocare

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PRATO. Sembrava un copione già scritto, ma il calcio è bello proprio perché si diverte a sovvertire le trame. E così quei due minuti, tra il 49’ e il 51’, che parevano aver indirizzato il Prato verso l’ennesima sconfitta si sono trasformati nel trampolino per una vittoria di carattere, in dieci contro undici, nello scontro salvezza col San Marino che poteva precipitare i biancazzurri all’inferno e invece li riporta in purgatorio. Corre infatti il 49’ quando, dopo un primo tempo sonnacchioso, Bocalon lanciato di testa da Rubino s’invola da solo verso la porta, in tribuna la gente si alza per esultare ma il tiro del bomber viene murato dal portiere ospite Vivan. Passano due minuti e Urso commette un ingenuo fallo a centrocampo: seconda ammonizione e doccia anticipata.

Ci sono insomma tutti gli ingredienti per il crollo, ma è nel momento di difficoltà che i biancazzurri ritrovano l’occhio della tigre e si affidano a uno che questa partita non la doveva nemmeno giocare. Il trequartista Gabbianelli, infatti, subentrato al 46’ a Fanucchi, era destinato alla tribuna, ma il forfait all’ultimo minuto di Tassi ha riportato in campo Fanucchi e di conseguenza, all’inizio del secondo tempo, anche l’uomo che non c’era, cioè Gabbianelli. E’ lui che al 58’ si conquista con un guizzo una punizione dal vertice sinistro dell’area di rigore. Quella punizione che un minuto dopo viene trasformata in oro da Bandini con un preciso fendente che si insacca alla destra di Vivan. Un minuto prima l’allenatore ospite, Tazzioli, aveva inserito due attaccanti, voleva vincere, e invece si trova a rincorrere, ma è una partita persa, perché il Prato ora sembra giocare meglio in dieci di quando poteva farlo in undici. E al 63’, al termine di un bel contropiede, tocca a Bocalon ricambiare la cortesia a Rubino con un assist che il capitano sfrutta meglio di quello fatto a parti invertite: preciso diagonale in controtempo che di nuovo non lascia scampo a Vivan. La Maratona esulta e tributa una standing ovation a Rubino, che ormai è diventato la bandiera, oltre che la chioccia, di questa squadra.

In realtà fino a quel momento lo zoccolo duro dei tifosi del Prato aveva speso le migliori energie nella contestazione verso l’allenatore Esposito e il presidente Toccafondi, con un accanimento degno di miglior causa. E ha continuato anche dopo, a risultato ormai acquisito. L’entusiasmo delle prime giornate di campionato, quando sembrava che il Prato grazie all’accordo con l’Inter potesse voltare pagina dopo una serie di campionati anonimi, è ormai un lontano ricordo, come si vede dalle presenze al Lungobisenzio nonostante i 700 abbonamenti. Ora l’unico pensiero è la salvezza, per la quale la salita è ancora lunga. In quest’ottica però bisogna registrare l’impatto positivo dei tre nuovi acquisti: Urso, nonostante l’espulsione, ha dato l’impressione essere una buona diga a centrocampo, De Agostini qui non ha bisogno di presentazioni e garantisce una maggiore copertura sulla fascia sinistra (in attesa del rientro di Grifoni che potrebbe essere spostato a centrocampo), Sorbo si è fatto valere davanti a Ivusic in coppia con Dametto. Ovviamente questi segnali positivi dovranno essere confermati con formazioni un po’ più solide del San Marino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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