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Prato, dai sogni alle cicche contro i giocatori

di Paolo Nencioni
Vincenzo Esposito insieme a Paolo Toccafondi
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Vincenzo Esposito insieme a Paolo Toccafondi

Non decolla il progetto che ha portato in riva al Bisenzio tanti giovani nerazzurri. E ora tocca a Esposito riportare gioco ed entusiasmo

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PRATO. Hai voglia di fare progetti, elaborare piani triennali, fregiarsi di un marchio prestigioso. Quando le gambe non ti reggono e la fortuna non ti sostiene, nemmeno i poteri di ET (qui inteso come Erick Thohir, il presidente dell’Inter) ti vengono in soccorso. E’ quello che sta succedendo al Prato del nuovo corso, la versione B dell’Inter, squadra imbottita di giovani nerazzurri spediti dalla Pinetina in riva al Bisenzio per crescere e possibilmente vincere. Un Progetto (parola molto amata nei dopo-partita del calcio italiano) che però, al momento, avrebbe bisogno di una sanatoria, perché non decolla e rischia di trasformarsi in un abuso edilizio.

Quattro sconfitte nelle ultime quattro partite, le due cocenti con Pistoiese e Pisa, le due “normali” con Reggiana e Ancona.  Dieci gol presi e tre fatti in tre settimane. La peggior difesa del girone B della Lega Pro con quasi due gol incassati a partita (ma anche il miglior attacco grazie a Riccardo Bocalon, questo va detto). Numeri impietosi che hanno trasformato l’iniziale entusiasmo della tifoseria biancazzurra in aperta contestazione. Non da ieri, già dall’1-2 contro la Pistoiese, un derby atteso da nove anni e diventato col senno di poi la svolta negativa del campionato. Ora però i toni si fanno minacciosi. Sabato sera, 29 novembre, fuori dagli spogliatoi del Lungobisenzio, un tifoso non si è fatto scrupoli ad affrontare a brutto muso il centrocampista Matteo Cavagna, tra l’altro uno di quelli che ce la mette sempre tutta e tra i pochi ad avere i piedi buoni. “Sono io – gli ha detto – quello che ti tirava le sigarette accese dall’inferriata. E continuerò se voi continuerete a giocare così”. Ad Andrea Romanò, altro centrocampista accusato di essere un po’ morbido nei contrasti, è andata anche peggio. Lo hanno insultato e inseguito lungo via Firenze perché provava a rispondere alle offese. Nella lista dei presunti colpevoli individuati dagli ultras ci sarebbe anche Cesare Rickler, che però è un marcantonio di quasi due metri e fronteggia con una certa disinvoltura le contestazioni.

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La posizione più delicata è quella del tecnico Vincenzo Esposito, quasi quattrocento presenze sulla panchina del Prato, costretto a uscire dalla porta di servizio, ma la memoria dei tifosi è corta. O forse troppo lunga. Gli imputano di essere la stampella di una società mai troppo amata, per usare un eufemismo. Una presidenza passata in via ereditaria da Andrea a Paolo Toccafondi, che ora difende l’allenatore: “Ci conosciamo da trent’anni, so che è un bravo tecnico e una brava persona. Sarebbe il primo a farsi da parte se si rendesse conto di essere un danno per la squadra”. Lui, Ciccio Esposito, non sembra aver voglia di mollare. In fondo non è ancora Natale e il campionato è lungo.

L’errore, secondo Toccafondi, è aver fatto capire ai tifosi che quest’anno il Prato avrebbe potuto lottare per i piani alti, mentre bisognerà guardarsi alle spalle. D’altronde era inevitabile con quelle premesse. L’accordo stipulato con l’Inter di Thohir è stato oggettivamente una rinascita (e cosa ancora più importante ha evitato la scomparsa del Prato). Finalmente sono arrivati giocatori il cui cognome non era sconosciuto (Rubino, Bocalon, Fanucchi, il figlio di Pasa, il giovane Tassi, lo stesso Rickler), e gli abbonamenti hanno superato quota 700, che è un’enormità per una piazza come Prato dove fino alla scorsa stagione si contavano a decine. Le prime partite hanno coltivato l’illusione, pur tra alti e bassi, ma le ultime quattro sconfitte l’hanno spenta, forse definitivamente.

L’attacco, come detto, ha fatto la sua parte. E forse non è un caso che sia il reparto con più esperienza. Il centrocampo ha patito qualche infortunio di troppo. La difesa balla la rumba con una regolarità preoccupante. Si salva Giulio Grifoni, esterno sinistro ventunenne di belle speranze che la prossima stagione calcherà palcoscenici più importanti (ma anche a Bocalon hanno gridato “vai via a gennaio, salvati!”). Ma ora più dei giocatori conta il timoniere Esposito, che dovrà tenere la barra dritta per evitare che il delicato equilibrio tra pulcini nerazzurri e veterani vada a sbattere sugli scogli.

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