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Da Prato a Torino con un sogno in tasca: la fiaba di Gianmarco Vannucchi

di Paolo Nencioni
Da Prato a Torino con un sogno in tasca: la fiaba di Gianmarco Vannucchi

Il giovane portiere della Primavera della Juve si racconta. È l’ultimo gioiello uscito dalla “miniera” del Santa Lucia

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PRATO. Paolo Rossi, Christian Vieri, Alessandro Diamanti, e poi? Tra qualche anno il quarto moschettiere pratese potrebbe rispondere al nome di Gianmarco Vannucchi. Un ragazzo che ora conoscono solo gli addetti ai lavori, ma che sembra destinato ad alimentare il mito di un campo di periferia sul quale sono cresciute stelle di prima grandezza.

Il campo è quello del Santa Lucia e Vannucchi, portiere diciottenne, solo omonimo di Ighli, un altro pratese che ha lasciato il segno nel calcio che conta, fino a quattro anni fa giocava lì. Poi un giorno è arrivato un osservatore, lo ha visto difendere la porta dei Giovanissimi regionali ed è arrivata la Chiamata, quella a cui non si può non rispondere. Da quel giorno per Gianmarco è cambiato tutto: casa, città e ovviamente squadra. Perché la chiamata arrivava da Torino, sponda Juventus, e la sua destinazione era il centro sportivo di Vinovo, che dall'estate del 2009 è diventata la sua seconda casa. Ora Gianmarco Vannucchi difende la porta della Primavera della Juve e la prossima stagione lo vedremo in un campionato professionistico.

«All'inizio non ci volevo credere - racconta Gianmarco al telefono in una pausa tra lo studio e gli allenamenti - Sono cresciuto nel mito di Buffon e ho sempre sognato di giocare nella Juve, dunque… Certo che da Prato a Torino è un bel salto, ma a 14 anni non mi rendevo conto e a dire il vero non ho sofferto più di tanto la mancanza dei genitori e degli amici».

Perché quando vai a giocare nella Juve non torni a casa nel fine settimana. Gianmarco passa quasi tutto il tempo allo Juventus College, dentro il centro sportivo, frequenta il Liceo scientifico e cerca di conciliare calcio, studio e tempo libero, che non è molto. «Qui vogliono che i calciatori vadano bene a scuola e io ci provo. Ci resta la domenica per uscire e svagarci (la Primavera gioca il sabato, ndr). All'inizio tornavo spesso, ora un po' meno: sono venuto a Prato per Natale e tornerò a fine stagione».

Dopo una stagione nella Primavera della Pro Vercelli, ora Vannucchi è titolare della Primavera bianconera, tra breve impegnata nel Torneo di Viareggio, ma le emozioni più grandi sono freschissime. Una su tutte, domenica scorsa, il derby d'Italia.

Complice la squalifica di Buffon, Gianmarco è andato in panchina accanto a Rubinho in occasione di Juventus-Inter. Sapeva di non poter giocare, ma è stata lo stesso una botta di adrenalina.

«Sì, lo Juventus Stadium è impressionante - conferma - Ma non era la prima volta che mi convocavano in prima squadra; ho fatto tre panchine in campionato e una in Coppa Italia, con l'Avellino».

Gianmarco è cresciuto nel Santa Lucia, come Rossi, Vieri e Diamanti, ma i primi passi li ha mossi nel CF 2001, a sette anni. Ora, 11 anni dopo, è pronto per il grande salto e prova a giudicarsi: «Tra i pali e coi piedi sono bravino, ma ovviamente devo migliorare. La cosa più importante per un portiere è il temperamento, riuscire a stare concentrati. Stare insieme alla prima squadra della Juve mi aiuta molto. A fine stagione insieme alla società deciderò che cosa fare». Di Buffon dice: «E' un grande. Magari ti fa la battuta, ti prende in giro, ma ti dà anche un sacco di consigli. Storari e Rubinho sono brave persone, come tutti gli altri del resto».

In questi quattro anni a Torino Gianmarco si è fatto nuovi amici, non solo i compagni di squadra, ma ragazze no: «Magari, ma per quelle non c'è tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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