Gioco
Progetto stadio di Prato al palo, il presidente Toccafondi conferma l'addio
Sei mesi fa aveva indicato dicembre come termine per delineare il futuro del Prato, in caso contrario era pronto a farsi da parte
PRATO. Sono passati sei mesi da quella sorta di ultimatum inviato da Andrea Toccafondi, presidente del Prato, all’amministrazione comunale e di fatto alla città, la lettera aperta spedita al sindaco Cenni sulla necessità di cambiare marcia per rilanciare il Prato calcio, ma di fatto nulla di concreto è emerso e dunque diventa sempre più probabile che Toccafondi, da 35 anni al timone della società laniera, decida di passare la mano alla fine della stagione.
In quella lettera diffusa lo scorso 19 luglio Toccafondi parlava un po’ di tutto, ma in particolare dello stadio. E indicava il mese di dicembre come termine ultimo per la presentazione del progetto di ristrutturazione del Lungobisenzio. Il termine è trascorso e il progetto non è all’orizzonte. Con la campagna elettorale alle porte, sembra difficile che possa vedere la luce prima della fine della legislatura. E dunque cosa farà Toccafondi?
Il presidente ha già detto che non scapperà, che eventualmente vorrebbe passare in seconda fila, con una quota di minoranza nella società. E che non è in discussione l’iscrizione al prossimo campionato di Prima divisione. Ma una volta versata la fideiussione, tutto può accadere. Anche che il più longevo tra i presidenti del calcio professionistico decida davvero di farsi da parte. Sarebbe una rivoluzione per i colori biancazzurri, ma prima o poi dovrà accadere. Toccafondi ha 67 anni, 500 dipendenti e 10 nipoti a cui badare. I suoi interessi sono da tempo in provincia di Bergamo, tanto che molto raramente lo si vede alle partite del Prato. Per lui c’è il figlio Paolo e finora nessuno ha messo in discussione il controllo della famiglia su quella che i suoi detrattori amano chiamare la “Toccafondese”. Ma il problema è che, se all’orizzonte non c’è un progetto di ristrutturazione dello stadio (che il Prato si era impegnato a finanziare con soldi suoi), non ci sono nemmeno soggetti intenzionati a investire sul Prato.
Fonti interne calcolano che serve almeno mezzo milione di euro per prendersi un terzo della società. E servirebbero due soggetti di questo calibro, pronti poi a investire anche in seguito, per rilanciare le sorti del Prato. Senza contare la possibilità di far entrare in società anche i tifosi, come accennato dallo stesso Toccafondi in quella famosa lettera di luglio.In queste settimane Toccafondi non è stato con le mani in mano. Ha parlato più di una dozzina di volte con gli amministratori locali, ma finora i risultati non si sono visti.
E dunque l’ipotesi di un parziale disimpegno del presidenti torna di attualità. D’altronde Toccafondi si è mosso per tempo, ha aspettato gli spareggi salvezza della scorsa stagione e ha indicato la strada, ben sapendo che il Prato e la città di Prato avrebbero avuto un’occasione che non si ripresenterà: due anni di tempo per impostare un progetto futuro (non essendoci quest’anno le retrocessioni). Un quarto di questo tempo è già passato e non sembra sia accaduto nulla di decisivo. Ora la questione più urgente riguarda l’agibilità del Lungobisenzio, prorogata a suon di deroghe. Uno stadi oche Toccafondi vorrebbe senza barriere e polo di aggregazione per tutta la città. Al momento è un’utopia.
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