Gioco
Calcio giovanile senza fair play, il brutto esempio viene dall’alto
Il direttore sportivo della Zenith Audax, la società sulle cui tribune si sono malmenati i genitori delle due squadre di Giovanissimi presenti in campo, dà la colpa a quanto avviene in serie A
PRATO. L'episodio accaduto in occasione della sfida tra Zenith Audax e Affrico, valida per il campionato giovanissimi regionali età 15 anni, dove alcuni genitori si sono scambiati offese e spintoni non è il primo ma l'ultimo di una lunga serie di episodi che vedono protagonisti i genitori dei ragazzi che giocano a calcio con comportamenti che certamente sono antisportivi e deprecabili anche dal lato civico.
Il direttore generale della Zenith Audax è ancora amareggiato per quello che è successo «Noi siamo lo specchio di quello che succede nei campionati di serie A - spiega Enrico Cammelli - il punto di riferimento sono loro e l'esempio sono i giocatori e il pubblico di quelle categorie. Bisogna partire da li per cercare di cambiare il modo di essere. Noi, nel nostro piccolo, facciamo riunioni con i genitori e i ragazzi per far capire come bisogna approcciarsi al gioco ma se poi le nostre parole sono rese vane da comportamenti di certi giocatori o tifosi, si lotta contro i mulini a vento».
Hai proposto un biglietto di 50 euro per entrare alle partite giovanili. «Era una provocazione - continua Cammelli - e lo sappiamo che i genitori e tutto il movimento vive sul volontariato e su chi ama questo sport. La verità è che siamo amareggiati e ci cascano le braccia. Purtroppo non c'è senso civico nella società e c'è troppo individualismo e la rincorsa alla vittoria a tutti i costi».
Dare un punteggio anche per il fair play degli spettatori che valga nella classifica? «A livello di Esordienti c'è già un premio fair play ma viene consegnato a fine stagione - continua Cammelli - forse se i punti valessero per il campionato molte brutte parole verrebbero risparmiate. Proviamo». Anche il Jolly Montemurlo la scorsa stagione ha provato a fare delle riunioni su questo tema «Abbiamo proiettato dei filmati dove i genitori contestavano gli arbitri - spiega il ds Patrizio Vannucchi - e si vedeva come il bambino rimaneva allibito a queste contestazioni. I piccoli vogliono giocare e divertirsi e sono contrari agli urli dei genitori che li mettono a disagio». Tra l'altro era presente anche uno psicologo. «Sì a queste riunione abbiamo chiamato anche un professionista affinchè spiegasse qual'è la psiche dei bambini durante le gare - continua Vannucchi - e cosa provoca in lui questo atteggiamento del genitore». I piccoli ultimamente in alcune categorie si arbitrano da soli «C'è l'autoarbitraggio, dalla categoria 2003 in su - conclude Vannucchi - e questo può essere davvero un modo per sviluppare il discorso educativo anche se in certe occasioni prevalgono i più furbi e qui devono intervenire gli istruttori. Ma in molti casi l'unico obiettivo è quello della vittoria e viene meno la parte ludica». Il rugby è riuscito a dare dei valori che vanno al di là della vittoria «In questo caso le squadre professionistiche sono l'esempio di questo sistema - conclude Cammelli - nel nostro sono i primi a non adottare certi comportamenti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
