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Prato

E Stefano Borchi va a cercare gloria in Giappone

E Stefano Borchi va a cercare gloria in Giappone

L’unico corridore professionista pratese corre con la maglia della Fantini Vini: «E’ la mia occasione»

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PRATO. Abita a Seano, si allena spesso sull’omonima salita che allunga fino al Pinone, e domani prenderà un aereo per Tokio. Stefano Borchi, 26 anni, è attualmente l’unico ciclista professionista pratese ed è in procinto di prendere parte al Giro del Giappone, dal 19 al 26 maggio. Un’occasione da non perdere per uno come lui che un paio di anni fa era rimasto senza contratto e temeva di essere uscito dal giro. E invece le buone cose che aveva fatto vedere quando correva da dilettante hanno spinto Luca Scinto, della Farnese Vini, a chiamarlo in squadra. Ora il team si chiama Fantini Vini e annovera un paio di big come Di Luca e Garzelli, oltre al velocista Chicchi. Stefano Borchi non può ambire a un ruolo di primo piano, almeno per il momento, ma è deciso a giocare le sue carte, anche in Estremo Oriente.

«Sono un passista scalatore, più passista che scalatore, a dire il vero - si descrive Borchi - Ho iniziato a correre quando avevo 9 anni, nella Borgonuovo Milior dove sono rimasto fino ai 17, poi sono passato alla Uc Le Case, alla Rimor e quattro anni alla Mastromarco». Il grande salto nel professionismo arriva nel 2010 con il contratto per la De Rosa, ma i riflettori su Stefano Borchi si erano già accesi un paio di anni prima, nel 2008, che rimane per ora il suo momento magico. Partecipa al Mondiale Juniores di Varese, si piazza 47° nella prova in linea e addirittura quinto in quella a cronometro. E’ lì che lo notano in tanti e gli si apre la porta del professionismo.

«Il mio sogno è partecipare al Giro d’Italia - confessa - Quest’anno non è stato possibile perché in squadra abbiamo tanti capitani, comunque erano nella lista e questa è già una grande soddisfazione. Tutto sarebbe dipeso da come andavo al Giro di Turchia, ma ho avuto un virus intestinale prima della partenza e non se n’è fatto di nulla». Ora il Giappone, un’occasione da non perdere. Non è la prima volta. Due anni fa Borchi ha corso la Japan Cup. «Il ciclismo di oggi è molto diverso rispetto a quello di alcuni anni fa - spiega il professionista pratese - Si corre molto all’estero, anche perché in Italia ci sono molti meno soldi di prima e si fa fatica a organizzare le corse. Quest’anno conto di partecipare a circa 80 corse, ho l’occasione di dimostrare quello che valgo».

Paolo Nencioni

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