Finanza
Il Nelli esplode di gioia per la D
Un migliaio di tifosi biancorossi ha festeggiato il traguardo atteso da 15 anni
MONTEMURLO. La giornata sportiva più importante degli ultimi decenni, Montemurlo l'ha vissuta in un clima colorato e quasi irreale. Al termine di una stagione scandita silenziosamente da un vero e proprio mantra, che rivelato ieri pomeriggio ha lasciato subito intendere con quanta determinazione questo risultato sia stato cercato e raggiunto. Il mantra. "Esiste solo ciò che esiste nella mente" c'era scritto sulle magliette indossate a fine partita da tutti i giocatori. Il mantra è questo e ha un'unica conclusione. La si leggeva su decine di petti esulanti: "la Serie D". «E' una frase che ho appeso negli spogliatoi durante la preparazione, la scorsa estate - rivelerà poi il tecnico Settesoldi - e quella ci siamo ripetuti per tutti questi mesi fino ad oggi». I primi ad indossarla sono stati i giocatori seduti in panchina quando mancava solo qualche istante alla fine della partita, della stagione, dell'Eccellenza. E poi a ruota li hanno seguiti i titolari, spogliatesi in men che non si dica della divisa ufficiale, e quindi i dirigenti tutti e l'allenatore. Pure qualche assessore montemurlese.
E mentre esplodeva la festa, il manto verde del "Nelli" era punteggiato di enormi lettere D colorate di rosso, per un colpo d'occhio tanto studiato a tavolino quanto efficace. Una grande festa. All'appuntamento con la storia calcistica montemurlese, ieri pomeriggio sono arrivate più di mille persone. La società ha voluto fare le cose in grande. All'ingresso, per il prezzo popolare di 5 euro, ogni pagante riceveva una bandierina e un palloncino, mentre qualche decina di eletti ha ricevuto pure una micidiale trombetta spaccatimpani. Dopo quindici anni di permanenza in Eccellenza, il Montemurlo, diventato nel frattempo Jolly e Montemurlo, non poteva farsi trovare impreparato alla Serie D. Con i ragazzi del settore giovanile in prima fila, all'ingresso delle squadre in campo sono stati accesi anche i primi fumogeni bianchi e rossi, le bandierine hanno cominciato a sventolare e le trombe a celebrare quelli che poi si sarebbero rivelati gli incredibili numeri di un campionato vincente: 72 punti, 22 vittorie, 48 gol fatti e 20 subiti. E soprattutto l'ingresso del Jolly e Montemurlo di una categoria prestigiosa, l'anticamera del professionismo, con tutto quel che ne consegue in termini di prestigio sportivo e ritorno d'immagine. Il capo ultras. Sugli spalti gremiti all'inverosimile, in mezzo ai tifosi, alle mogli, alle mamme e ai semplici appassionati, il Jolly e Montemurlo ieri ha trovato il proprio capo ultras. Anche nell'ultima partita, è arrivato preciso per il fischio d'inizio portandosi dietro un sacchetto. Sugli spalti lo additano come lo "zio di Paoletti", il portiere biancorosso Cristian Paoletti, e tutti anche ieri gli sono andati dietro. «E' lui l'esperto di queste cose" diceva un vecchio dirigente del Jolly ormai in pensione. Intorno al ventesimo del primo ha tirato fuori dal sacchetto un piccolo megafono verde e bianco. Piccolo ma potente, e in una frazione di secondo, al "Nelli" di Oste è risuonato "Alè alè oh oh", il coro sportivo più famoso di sempre. Mai domo, "lo zio di Paoletti" s'è inventato nella ripresa la stand ovation per ciascun giocatore biancorosso. Quando ha pronunciato il nome "Paoletti", è esploso in un lungo grido d'entusiasmo che poi lo ha lasciato senza fiato. Ed è partito l'applauso.
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