Proteste
Boldrini studia i segreti francesi
Il preparatore atletico del Rugby Club i Cavalieri partecipa ad un corso all’Università di Perpignan
PRATO. Tommaso Boldrini, preparatore atletico del Rugby Club ICavalieri insieme a Luis Otano, è appena rientrato da uno stage fatto in Francia dove è iscritto ad un corso di aggiornamento in materia di preparazione per i giocatori di rugby.
Dove e perché sei andato in Francia?
«Mi sono iscritto ad un Du ovvero un corso per diploma universitario rivolto a laureati in Scienze motorie - spiega Boldrini - all’Università di Perpignan intitolato “preparazione fisica nel rugby”, la didattica è suddivisa in due parti: l’Usap fornisce tecnici- preparatori fisici e medici sportivi e l’Università di Perpignan professori, medici e ricercatori specializzati nel rugby di alto livello. L’idea nasce dall’esigenza di imparare e aggiornarmi allo stesso tempo ed ho scelto la Francia perché mi permette di fare entrambe le cose senza smettere di lavorare in Italia con I Cavalieri; devo dire che fino ad ora sono molto soddisfatto della mia scelta perché il livello del corso è molto alto ed ho potuto confrontarmi con colleghi preparatori che lavorano già in Top 14 e Pro D2».
Come applicare sui Cavalieri quello che hai imparato?
«L’allenamento a livello generale provoca stress su organi e apparati e quindi infiammazione; la sua gestione deve considerare anche l’alimentazione, l’integrazione, il recupero passivo - attivo, perciò conoscere ancora meglio questi aspetti in ambito sportivo per me oggi è molto importante. Conoscere poi gli stati infiammatori più diffusi dei miei giocatori vuol dire indirettamente sapere come allenarli e quindi fare scelte individualizzate su di loro. Con I Cavalieri lo stiamo provando a fare misurando il carico interno ed esterno per capire come viene assorbito un determinato lavoro e quindi insieme allo staff decidere il tipo di allenamento da fare in caso di sovraccarico o recupero incompleto dei nostri giocatori; molto spesso la percezione che può avere da fuori un certo tipo di lavoro sul giocatore non corrisponde al vero proprio perché ognuno assorbe il carico in maniera diversa e si possono creare stati infiammatori che alla lunga possono essere deleteri per la prestazione; è molto stimolante vedere ogni giorno quanto la proposta che facciamo sia adeguata all’obiettivo settimanale, mensile e annuale che ci siamo dati…»
Le differenze di preparazione fra il rugby italiano e quello francese?
«Ho parlato molto con i colleghi che sono sembrati curiosi di capire come lavoriamo in Italia e questo scambio continuo di idee ha dato vita a momenti di grandissima crescita personale e professionale che sono la base del mio lavoro; ho trovato molte differenze sull’allenamento della forza e delle sue espressioni e nella gestione dell’atleta infortunato; la pianificazione e la programmazione seguono gli stessi principi ma sono adattati alle esigenze di ciascun campionato».
Perché il francese è un "altro" rugby?
«Ha una storia e una cultura diverse dalla nostra perciò hanno qualità e quantità di giocatori e questo fa la differenza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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