Il Tirreno

Prato

Ruggiero, il giudice gli vieta la boxe

di Pasquale Petrella
Ruggiero, il giudice gli vieta la boxe

«In passato ho sbagliato ma col pugilato ho cambiato vita e ora rischio di non proseguire il mio cammino di riabilitazione»

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PRATO. Una vita difficile alle spalle. Tanti errori commessi per colpa della droga, dell’alcol e delle cattive amicizie. Poi è arrivata la boxe a riportarlo sulla buona strada: atleta con ottime prospettive, allenatore di un gruppo di bambini «perché loro non debbano mai attraversare le brutte esperienze che ho avuto io in passato». Una nuova vita per Alessandro Ruggiero ma, proprio adesso che ha chiuso con la droga, con l’alcol e con le cattive amicizie e si sta rifacendo una nuova vita con lo sport, la giustizia è arrivato a chiedergli il saldo del conto e per lui è tornato lì’incubo.

«Dal primo novembre mi è stato notificato che sono in libertà controllata - racconta Ruggiero - I carabinieri mi hanno ritirato la patente e la carta di identità valida per l’espatrio, non posso più allontanarmi da Montemurlo se non per lavoro e, sopratutto, non posso più fare il pugilato. Lo ha scritto espressamente il giudice, non posso venire a Prato per gli allenamenti di pugilato».

Alessandro Ruggiero è anche dispiaciuto per quella decina di ragazzi dai 7 ai 10 anni che allenava e che dall’oggi al domani non lo hanno più rivisto.

«So di aver sbagliato in passato e penso anche di avere in parte pagato il mio debito con la giustizia - racconta il giovane montemurlese - Grazie al pugilato ho potuto cominciare un nuovo percorso di vita e da oltre un anno ho un comportamento e uno stile di vita irreprensibile e gli assistenti sociali lo possono testimoniare».

Il prossimo 23 novembre il giovane avrebbe dovuto prendere parte ad un meeting di pugilato a Siena di qualificazione per gli assoluti che si terranno poi a Roma per il titolo italiano dei pesi medi.

«Siamo dispiaciuti anche noi - racconta Fausto Talia che lo allena alla Pugilistica Pratese - Alessandro ha dei numeri come pugile ma, soprattutto, è diventato un bravo ragazzo da quando frequenta la palestra e insegna la boxe ai nostri ragazzi. Questa restrizione che gli vieta di fare la boxe mi sembra una pena accessoria che gli impedisce un percorso che serviva sicuramente per reinserirlo nella società».

Ma cosa ha fatto Ruggiero? «In passato ho sbagliato, avevo cattive amicizie - riconosce il giovane montemurlese - Sei anni fa mi hanno accusato di aver commesso una rapina ed ho patteggiato beneficiando della sospensione condizionale della pena. Poi due anni e mezzo fa sono stato arrestato per lesioni perché ho picchiato un ragazzo fratturandogli la mascella. Un episodio di cui sono molto dispiaciuto. Per questo episodio sono stato in carcere per tre o quattro giorni e poi ai domiciliari per un anno e mezzo. Quindi ho fatto sei mesi di volontariato per la Misericordia con obbligo di rientro a casa entro le 20 ed ho frequentato il gruppo degli alcolisti anonimi. Il mio impegno nel volontariato prosegue anche se non sono più obbligato da nessuno, così come avevo preso l’impegno con il Coni prima e con la Pugilistica pratese poi di fare l’allenatore dei bambini e non potrò più farlo. La mia nuova vita viene spezzata e lo sarà a lungo visto che la libertà controllata è per un anno e 4 mesi».

Questo nuovo provvedimento arriva perché la seconda condanna essendo stata pronunciata prima che fossero trascorsi cinque anni dalla prima sentenza, ha di fatto annullato i benefici di legge del primo patteggiamento. Resta tuttavia discutibile la restrizione specifica legata all’attività sportiva.

«Lo sport lo ha aiutato a venir fuori da certe brutte situazioni - conclude il suo maestro, Fausto Talia - Se adesso non potrà più farlo c’è il pericolo che il ragazzo si perda di nuovo. Speriamo in un ripensamento del giudice».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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