Il Tirreno

Prato

Addio a Magni, il leone delle Fiandre

di Luciano Ancillotti
Addio a Magni, il leone delle Fiandre

Il campione di Vaiano non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l’accusa di aver preso parte alla battaglia di Valibona

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PRATO. Si è spento questa notte all’età di 92 anni (in realtà li avrebbe compiuti il 7 dicembre ) Fiorenzo Magni, che dei grandi campioni dell’età d’oro del ciclismo su strada era il portabandiera dopo la scomparsa dei Coppi, Bartali, Kubler, Koblet, Bobet, Robic, Schotte e Van Steenbergen. Nato a Vaiano ( facente parte del Comune di Prato fino al 1949) in località il Fabro nel 1920 Fiorenzo è l’unico figlio maschio in famiglia (c’è anche una sorella, Fiorenza) ed è costretto a lasciare presto gli studi per aiutare il babbo, gestore di una piccola impresa di trasporti. Nel suo lavoro il “Magnino” usa una vecchia e pesante bici da passeggio e si aggrega ben presto ai tanti corridori della zona facendosi notare per le sue qualità. In particolare lo prendono a benvolere Romeo Rossi, corridore professionista vaianese anch’egli che ha già disputato alcuni Giri d’Italia, e soprattutto quello che diverrà il suo mentore e guida, il montemurlese Aldo Bini, campione di livello nazionale e rivale di Gino Bartali.

Il debutto nel ciclismo. Consigliatogli da Aldo Bini, nel 1936 debutta nella categoria aspiranti e fa la conoscenza con Alfredo Martini, anche lui all’esordio. Vincerà Alfredo Martini, mitico ct della nazionale azzurra per 23 anni e Magni sarà secondo.

Nel 1937 Magni si tessera con la leggendaria squadra pratese Ac Prato 1927 con cui prende il via la sua strepitosa carriera. Per dire della sua quotazione di corridore Alfredo Martini ricorda che nel 1939 Magni, ancora dilettante, era stato ingaggiato dalla Ac Montecatini per 1.000 lire al mese, uno stipendio suntuoso che era una manna del cielo per Fiorenzo che aveva perso il padre per incidente stradale nel 1937, e quindi in casa doveva pensare anche alla madre ed alla sorella.

La battaglia di Valibona. Quando l’Italia entrò in guerra Magni, già professionista, era un corridore già noto nel mondo del ciclismo e nel 1942 (durante il conflitto) si aggiudicò il Giro del Piemonte. Poi la guerra mondiale, e la carriera ciclistica di Magni si fermò fino al 1947.

Promettente ciclista ventitreenne, Magni nel 1943 si schiera dalla “parte sbagliata”: è milite della guardia nazionale repubblicana e secondo quanto riportato dalle cronache del tempo è presente nel primo sanguinario scontro tra repubblichini e partigiani avvenuto in Toscana. Il combattimento tra 50 fascisti e 17 partigiani avvenne vicino a Vaiano il 3 gennaio 1944 ed è passato alla storia come la battaglia di Valibona. Vi persero la vita 4 partigiani, tra cui il comandante Lanciotto Ballerini e altri 4 furoni feriti e catturati, mentre furono sette i fascisti che morirono a Valibona o in seguito a ferite riportate in combattimento. Nel dicembre 1945 fu aperta un’inchiesta giudiziaria sui fatti di Valibona che sfociarono, nel 1946, in un processo intentato contro 24 ex fascisti nel corso del quale furono sentiti come testimoni tre ciclisti toscani: Gino Bartali, Alfredo Martini e Aldo Bini. Infine nel febbraio 1947 fu proclamato il verdetto. La Corte non era in grado di appurare se Fiorenzo Magni avesse realmente partecipato alla strage di Valibona e di conseguenze i giudici decisero che i suoi crimini rientravano nell’amnistia di Togliatti del giugno 1946. In conclusione Magni fu assolto e nel 1947 poté riprendere a correre con la Viscontea, una squadra ove tra gli altri correva Giovanni Corrieri, pratese d’adozione. Un anno di rodaggio permise a Magni di ritrovare la forma giusta smaltendo tra l’altro qualche chilo di troppo.

La polemica con Coppi. La prima grande vittoria di Fiorenzo Magni fu nel 1948 quando vince il Giro d’Italia ma quando tagliò il traguardo di Milano, fu fischiato.

Era avvenuto che nella durissima tappa del Pordoi, Magni era stato spinto su per la salita e aveva salvato la maglia rosa per 2 minuti e 11”. Coppi e la Bianchi avevano fatto ricorso alla giuria, che nel clima reso incandescente dalle polemiche aveva deciso di penalizzare Magni di due minuti. Fiorenzo aveva così salvato la maglia rosa per una manciata di secondi. Coppi allora si ritirò dal Giro.

Magni capeggiò, dal 1940 al 1956, una schiera di ciclisti pratesi davvero incredibile e fa nostalgia ricordarli brevemente: Aldo Bini, Giulio Bresci, Nedo Logli, Giovanni Corrieri e Mario Fazio, Renzo Soldani, i fratelli Sergio e Luciano Maggioni, Enzo Bellini, Vasco Ciapini, Enzo Coppini. Nel maggio 1944 Magni si trasferì a Monza e da allora è sempre stato “piuttosto lontano dalla Toscana” e si può dire che il legame con la sua città natale non si sia più ricostituito per intero.

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