Il Tirreno

Prato

Il campo un luogo sicuro per i ragazzi

di Tommaso Caramelli
Il campo un luogo sicuro per i ragazzi

Parla Giovanni Moschiti nuovo presidente del Chiesanuova calcio

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PRATO. Quasi a volere mettere a tacere le voci di corridoio che davano la società in un momento di difficoltà economica ed organizzativa, è arrivata all’inizio del mese l’ufficializzazione del cambio al vertice del club, con Giovanni Moschiti, già secondo di Teo Giorgi, che ha assunto la carica di presidente.

Il nuovo presidente è un vero e proprio veterano all’interno dell’ambiente calcistico pratese e soprattutto in quello del Chiesanuova, in quanto è dal lontano 1975 che il suo nome figura ben evidenziato nella storia della società biancoblù. Ora Moschiti è chiamato a prendere in mano le redini di una società fra le più gloriose della storia del calcio pratese.

Presidente Moschiti, lei ha già ricoperto questa carica nel triennio 1980-1983, che sensazioni prova a tornare al timone del Chiesanuova?

«Non posso non essere felice per il mio nuovo ruolo ma la mia presenza all’interno della società non è mai mancata e quindi non cambia poi moltissimo in quella che è la vita di “Campo”. Certamente adesso ho delle responsabilità maggiori ma affronto questa avventura con entusiasmo».

Prima di passare alle domande sui suoi progetti futuri, diamo uno sguardo al passato: cosa ricorda e come è cambiato il calcio a Prato dagli anni della sua prima presidenza?

«I ricordi di quegli anni sono ovviamente molto vividi perché ho vissuto da vicino sia la nascita della società nel 1975 che la sua evoluzione negli anni direttamente successivi con anche la battaglia in Quartiere per destinare il terreno pubblico dove ora sorge il campo, proprio al Chiesanuova, a fronte di un comitato che voleva farlo diventare un “giardino pubblico”. L’idea che avevo a quel tempo e voglio coltivare ancora oggi è quella di legare all’aspetto agonistico della partita anche una forte componente aggregativa che abbia finalità sociali: vorrei che il nostro campo diventasse il fulcro del Quartiere, un posto sicuro dove i genitori possano lasciare i figli anche al di là degli allenamenti».

E’ un progetto ambizioso in un momento economico difficile, come pensa di riuscire ad attuare questo proposito?

«Il nostro è un progetto a lunga scadenza proprio perché non possiamo disporre di ingenti capitali, come tutti del resto, ed è quindi necessario aguzzare l’ingegno: in cantiere c’è un’idea di collaborazione con la società di atletica per trasformare l’ A.C. Chiesanuova in un S.S. , ovvero in una società sportiva. Ho poi intenzione di valutare la fattibilità dell’allestimento di un secondo campo, così da migliorare sia l’organizzazione di allenamenti e gare sia la qualità del campo principale. Ho poi rinsaldato il legame con lo storico Circolo Favini con una convenzione per fare cene e conferenze e modernizzeremo il bar per renderlo più confortevole».

Queste erano le tematiche “amministrative”, a livello tecnico che obiettivi si pone?

«Sappiamo tutti che nel calcio il risultato è la componente più importante ma per vincere dobbiamo usare la testa: dare più importanza al calcio scuola, mettere un freno al “Calciomercato” che impazza tutto l’anno e ricordarsi che rimane comunque solo un gioco. Una gestione sana porterà certamente anche buoni risultati sportivi».

Per concludere una domanda un po’ scomoda: come mai questo avvicendamento? Cosa ha spinto l’ormai ex presidente Teo Giorgi a farsi da parte?

«In realtà non c’è nessun mistero: questo avvicendamento fa parte della politica della nostra società in quanto non siamo favorevoli a periodi troppo lunghi di presidenza. Crediamo che l’alternanza dei “timonieri” non posso che fare bene alla nostra società. Vorrei infatti ringraziare Teo Giorgi per il lavoro svolto in questi 3 anni di presidenza».

Idee chiare e proiettate al futuro ma con la sicurezza di una mano esperta: il Chiesanuova di Giovanni Moschiti non lascia, raddoppia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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