Sicurezza
«Alino ora è diventato davvero grande»
Pierpaolo Bisoli, che ha allenato Alessandro Diamanti a Prato e Bologna, ha sempre creduto nel fantasista azzurro
PRATO. È maturato tardi. Ma ancora in tempo – a 29 anni – per salire sul treno degli Europei con la Nazionale. Fosse dipeso solo dal talento – purissimo – e da quel piede sinistro strepitoso, Alessandro Diamanti avrebbe sfondato molto prima. Anche perché non stiamo parlando di un fantasista come tanti. Ma di un trequartista “a tutto campo”, che corre come un forsennato, che sa trascinare i compagni, che può far male in tanti modi: tiri da fuori, calci di punizione, assist, inserimenti. E che – proprio per il dinamismo e la capacità di sacrificarsi – potrebbe tranquillamente giocare anche come interno in un centrocampo a tre. «C’è chi matura a 18 anni, chi a 23, chi a 30, chi mai – dice Diamanti - Il mio è stato un percorso lungo, ma non ho rimpianti. Anzi, è spesso dagli errori che si impara e si cresce». La storia di “Alino” – come è da sempre soprannominato – è iniziata nel Santa Lucia come quella di Paolo Rossi e del suo amico Bobo Vieri. La vera svolta della sua carriera la possiamo datare 31 gennaio 2006, ultimo giorno del mercato di riparazione: «Torno al Prato, in C2, voglio aiutare la mia squadra del cuore a salvarsi». E questo nonostante avesse richieste dalle categorie superiori. In biancazzurro trovò come allenatore Pierpaolo Bisoli, che gli diede massima fiducia: lui ripagò a suon di gol, salvando prima il Prato e portandolo, la stagione successiva, alle soglie dei playoff. «Non capisco come le prime tre-quattro squadre del massimo campionato non pensino a Diamanti è un giocatore forte e non sente la pressione – spiega Bisoli – prima dell'inizio degli europei mi hanno chiesto chi sarà la sorpresa della manifestazione ed io ho fatto il nome di Diamanti ed ho avuto ragione. Sa ora quello che vuole ed è un grande giocatore. Batte i rigori, sa fare gli assist e può giocare in diverse posizioni anche se io lo reputo un trequartista».Forse gli è rimasta la nomea. «E' cambiato, è molto maturato da quando ha messo su famiglia e gli sono nate le due bambine – continua Bisoli – ha trovato tranquillità. Non è vero che è ingestibile come dicevano e quando ero al Prato anzi ci ha dato una grossa mano e anche a Bologna ha dimostrato le sue doti. Dà tutto per la squadra ed ha fatto un grande salto di qualità». Un grazie il nipote di Rodolfo Becheri lo deve dire anche a Fabio Galante che lo volle a Livorno e per lui dapprima triplo salto di categoria,serie A, con prima stagione segnata dalla retrocessione, ma “Alino” riuscì comunque a mettersi in luce, e l’anno successivo, con 20 gol e prestazioni strepitose che riportarono il Livorno in A ed è ancora uno degli idoli della curva amaranto. Il fantasista biancazzurro deve molto a Bisoli perché l'ha voluto proprio lui a Bologna dopo la parentesi al West Ham e quella di Brescia. Anche Pioli che è succeduto a Bisoli si è dovuto ricredere «Pensavo fosse un indolente, invece…». L’esaltante stagione del fantasista pratese, col club emiliano, ha definitivamente convinto Prandelli. Che aveva già convocato Diamanti una volta, nell’ottobre del 2010, per l’amichevole con la Romania, lanciandolo pure titolare. Ma sostituendolo all’intervallo. «Avevo la febbre, molto alta, e non volli dirlo pur di scendere in campo – spiega Diamanti -. Oggi però lo direi». Sì, “Alino” è davvero diventato grande. E con l’Inghilterra lo ha dimostrato. A Diamanti ha inviato un telegramma di congratulazioni e di incoraggiamento il sindaco Roberto Cenni.
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