La manifestazione
Nonno Becheri: orgoglioso di Alessandro
«Un giorno mi toglierò dei sassolini dalle scarpe perché mio nipote meritava la serie A e la Nazionale molto prima»
PRATO. Orgoglio. E' la prima sensazione che le parole di Rodolfo Becheri, storico presidente del Santa Lucia adesso diventato CoianoSantaLucia, provocano in chi lo ascolta quando parla di suo nipote Alessandro "Alino" Diamanti. E' certamente l'orgoglio di un nonno che ha visto il nipote superare tutti gli ostacoli che una carriera come quella del calciatore pone davanti ad un ragazzino con un sogno: quello di giocare in Nazionale. Adesso che Diamanti è riuscito ad entrare nel gruppo scelto da Prandelli per l'Europeo in Polonia e Ucraina, si è simbolicamente chiuso un cerchio, un percorso, che attraverso le parole del Leader Maximo della società di viale Galilei abbiamo l'opportunità di ripercorrere.
Presidente, un genitore, un nonno riesce a capire quando il suo nipote è vicino al grande salto, o si è condizionati dall'infinito affetto che si prova nei confronti di un parente così stretto?
«Per quanto si cerchi di rimanere imparziali è difficilissimo lasciare da un parte il bene che si può provare verso un nipote in un giudizio di questo tipo. Ricordo che in un torneo estivo nel lontano 1993, quindi a soli 10 anni, Alino riusciva già a fare la differenza e il grande Silvano Facchini, presidente del Calenzano, e dirigente federale, mi confidò che avrebbe potuto avere un futuro da calciatore».
Per le straordinarie qualità tecniche, Diamanti è però approdato un pò tardi nel calcio che conta. Come mai secondo lei?
«Avrei molti sassolini da togliere dalle scarpe, e forse un giorno mi deciderò a levarmi questa soddisfazione. Adesso posso solo dire che nel giro di pochi mesi Alino è passato dalla tribuna in C alla maglia titolare in serie A, quindi qualcuno aveva preso delle decisioni sbagliate. Mio nipote non si è però mai arreso e se adesso è tra i primi 23 giocatori italiani lo deve solo ad una persona: se stesso».
Crede che l'esperienza inglese abbia influito positivamente nella sua crescita?
«Da una parte certamente, però non ha significato una vera e propria svolta. Il percorso di Alino era già indirizzato verso il grande calcio e l'esperienza al West Ham, ricordo con piacere una rete al Chelsea su rigore, è stata solo una tappa di una crescita continua ed esponenziale».
Dopo due partite la Nazionale rischia di uscire dall'Europeo già al girone, pensa che i colpi di suo nipote potrebbero servire alla causa Azzurra?
«Non mi voglio sbilanciare, sono troppo coinvolto emotivamente. Posso dire però che a questa squadra manca un pò di qualità, arriviamo con difficoltà ad effettuare l'ultimo passaggio e quindi un giocatore dai piedi buoni con Alino potrebbe servire. Per ora non ha disputato nemmeno un minuto, sarei veramente felice se potesse collezionare almeno una presenza».
Per il futuro si parla di Parma e addirittura dello Zenith San Pietroburgo di Spalletti.
«Come tutti leggo i giornali ma non so niente di preciso. A Parma, Ghirardi lo avrebbe già voluto un paio di anni fa ma l'allenatore preferì Giovinco. Di una cosa sono sicuro, ovunque andrà vedremo le sue magistrali punizioni insaccarsi nel sette».
Orgoglio quindi. Non solo di un nonno però, Alessandro Diamanti rende fiera tutta la città.
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