Il Tirreno

Prato

Scelte di gioco sbagliate e poi il ko

Andrea De Rossi
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Andrea De Rossi

Il tecnico Andrea De Rossi critico per l'approccio al match dei Cavalieri

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 PRATO. «Cercasi pilone disperatamente, magari senza mal di schiena». Dopo l'infortunio di Borsi, domenica scorsa a Mogliano, si acuisce l'emergenza "prima linea", da sempre il tallone di Achille dei Cavalieri Estra. Inutilizzabile chissà fino a quando l'irlandese Young, infortunati Garfagnoli e Borsi, poi Balboni con il crociato a rischio e al rientro Stefani, restano "solo" Ryan e Marino al 100% per la gara di sabato prossimo al Chersoni, con inizio alle 14.30, perché l'impianto di illuminazione non è ancora al top per la costruzione delle 2 nuove tribune.  La terza tribuna centrale sarà pronta fra 10 giorni. Ma intanto ecco un commento del tecnico Andrea De Rossi sulla sconfitta di domenica scorsa a Mogliano.  A fine gara hai detto: A mio avviso non è stato un match di rugby. Perché?  «Credo che quando si gioca una partita di rugby con un arbitro che fischia 39 calci di punizioni, tempo effettivo di gioco pari a di 26 minuti e con sequenze di gioco non più lunghe di tre fasi non può essere una partita di rugby, per noi, e in particolar modo quest'anno, la nostra filosofia è un'altra: giocare non distruggere».  Ancora convinto che la sconfitta con il "modesto" Mogliano sia colpa dell'arbitro?  «Non ho mai detto che abbiamo perso per colpa dell'arbitro, ho detto solo che l'arbitro ha sicuramente condizionato la gara in particolar modo nell'ultima fase della partita, noi abbiamo sbagliato l'approccio alla gara in particolar modo nei primi 50 min e soprattutto nelle scelte di non piazzare ma giocare, il Mogliano ha fatto quello che poteva sempre al limite e a volte anche oltre, questa volta gli è andata bene quindi chi vince ha sempre ragione».  Chi ha deciso di andare in touche invece di calciare? Troppa presunzione?  «Qui non si tratta di presunzione si tratta di scelte fatte da un capitano che poi è anche colui che piazza, è successo in due occasioni che sia io che Pippo Frati abbiamo urlato di piazzare ma non siamo stati ascoltati. Wakarua ha detto che ha deciso insieme alla squadra di giocare e noi ovviamente siamo con loro se si fosse fatta meta nessuno avrebbe detto niente, questo è lo sport, fa parte di una crescita anche nostra, la prossima volta ne trarremmo vantaggio. Non mi è mai piaciuto quando giocavo rivolgermi alla panchina per fare delle scelte altrimenti il capitano lo fa l'allenatore, solo se avviene il contrario allora l'allenatore interviene».  Nulla da rimproverarti?  «Da rimproverarci può esserci soltanto non aver parlato con Wakarua personalmente e averlo fatto riflettere durante l'ultima fase di partita ma dopo la risposta che ci ha dato sinceramente l'unica cosa è il brutto inizio ma li piu' che caricare una squadra gli allenatori possono fare ben poco, gli attori diventano i giocatori».  Perché tanto nervosismo fra i Cavalieri?  «Nessun nervosismo semplicemente 50 minuti giocati male e con poco impegno da parte di quasi tutti più 30 min in 14 e tante occasioni buttate negli ultimi 20 minuti. Dati alla mano i risultati parlano chiaro senza la penalizzazione saremmo primi con tre vittorie esterne una delle quali in casa dei campioni d'Italia e una casalinga, quindi parliamo di nervosismo o chiacchere da bar»?   Niente drammi naturalmente, ma forse fino al 3 a 101 in Coppa Amlin c'era stato troppo ottimismo?  «Non era ottimismo ma semplicemente credere nel proprio lavoro che si fa, ci tengo a chiarire che nessuno, a parte le battute, ha mai detto di voler vincere la coppa o altre fantasie,la realtà' europea purtroppo è crudele, se sbagli ti puniscono,sicuramente i 68 punti di Exeter sono troppi e qui' ci siamo presi le nostre responsabilita', il resto, ripeto, sono chiacchere che finiscono li. Abbiamo detto di aver costruito una squadra per poter competere in Europa per ora una andata bene l'altra meno,speriamo che con Perpignan si possa ben figurare,altre cose non esistono».  Ora pensiamo al futuro, ovvero alla Lazio.  «Stiamo preparando la partita con la Lazio nel migliore dei modi ci teniamo a riscattarci e soprattutto ad aver un rendimento per 80 minuti, la filosofia ovviamente non cambia deve cambiare l'atteggiamento e meglio che farlo in casa di fronte al proprio pubblico con uno stadio nuovo non c'occasione migliore».

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