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Prato e il dilemma ripescaggio

Pasquale Petrella
Esposito saluta lo sponsor Logli
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Esposito saluta lo sponsor Logli

Intanto è fissato il debutto in Tim Cup contro il Como

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 PRATO. Un punto fermo per la prossima stagione sportiva lo ha fissato ieri la Lega Pro: il 7 agosto il Prato sarà a Como per il debutto in Tim Cup. La vincente fra le due se la vedrà poi con il Grosseto. Ma la notizia che più interessa i tifosi pratesi è quella relativa al ripescaggio. Un giornale sportivo dice che Prato ha presentato domanda di ripescaggio insieme a Pro Vercelli, Poggibonsi e Savona.  La notizia è ufficiosa perchè in casa Prato nessuno conferma anzi, il presidente Andrea Toccafondi - raggiunto per telefono - smentisce categoricamente. E non si sbottona neppure il vicepresidente Nicola Radici che rimanda ogni commento e dichiarazione sull'argomento a venerdì sera. Analizzando la notizia riportata ieri dalla Gazzetta però emergono le voci che già da qualche tempo rumoreggiano nell'ambiente. Ovvero che Monza e L'Aquila avrebbero rinunciato a presentarla, che la Ternana ci starebbe pensando, così come il Sud Tirol e l'Avellino.  I «pensieri» da parte delle società sono tutti di natura economica. Sì, perchè presentare domanda di ripescaggio significa sborsare subito sull'unghia duecentomila euro a fondo perduto. Non solo, ci sono anche le fidejussioni che devono essere concesse per circa un milione di euro, e questo significa che le società che vogliono farla devono dare garanzie solide alle banche o con immobili da ipotecare oppure depositando in garanzia, almeno il cinquanta per cento del fido, ovvero 500-600mila euro che resteranno bloccati per un anno in banca a copertura degli impegni che verranno presi con la Lega Pro e con la Prima Divisione. Dopodichè bisognerà pagare gli stipendi ai giocatori e allo staff tecnico, nonchè far fronte a tutte le spese ordinare che richiede la gestione di una società per non incorrere in sanzioni durante la stagione. Insomma, facendo un po' di conti, se nella passata stagione la Prima Divisione si poteva anche fare con un milione di euro, per le società che adesso vogliono essere ripescate, di milioni ce ne vogliono almeno due e il primo va versato entro domani sera. Non si parla di «noccioline».  Se i vertici del Prato smentiscono è da una parte per non illudere la città, nel caso la domanda non venga accolta, dall'altra per non alimentare quei tam tam che spesso finiscono per trascinare altre città ed altre società a fare cose che non vorrebbero. La storia calcistica ci dice che sono stati tanti i presidenti che si sono lasciati trascinare dalle tifoserie e che a metà stagione sono finiti a gambe all'aria. La Lucchese ne è una chiara dimostrazione: due fallimenti in una manciata di anni, sono ferite non facili da rimarginare.  Quindi non resta che attendere e vedere quali saranno le società che riusciranno a presentare domanda di ripescaggio. Se dovessero rimanere quelle indicate ieri dal giornale sportivo rosa, non ci sarebbero dubbi sul fatto che il Prato sarebbe al primo posto. Se poi dovessero arrivare le domande anche di Ternana, Sud Tirol e Avellino, ci sarebbe sempre spazio.  Certo, ancora una volta, se il Prato presenterà domanda di riepscaggio, l'intero onere graverà sulle spalle di Andrea Toccafondi visto che da Prato nessuno si è fatto avanti nè per spronarlo a presentare la domanda, nè per dargli una mano. «No, nessuno mi ha fatto una telefonata, nè da Prato, né da Roma», sentenzia Toccafondi.

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