Il Tirreno

Prato

«Dobbiamo regalare emozioni»

Pasquale Petrella
Vincenzo Esposito
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Vincenzo Esposito

Torna Esposito e lancia la sfida perché Prato abbia il calcio che conta

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 PRATO. «Io ci metterò la faccia e come sempre: se perderemo la colpa sarà mia, se vinceremo il merito sarà di tutti». Vincenzo Esposito si presenta così alla stampa e, come al solito, mostra subito il suo lato da «signore».  Torna a Prato Vincenzo Esposito e lo fa rinunciando alla panchina dell'Italia Under 20 che la Federcalcio gli ha offerto nei giorni scorsi.  «La mia è una scelta precisa - continua il mister - Non è una scelta di ripiego», mettendo subito a tacere le malelingue circa un suo ritorno a Prato, in Seconda Divisione, dopo aver allenato Grosseto, AlbinoLeffe e Ravenna, in categorie superiori, senza dimenticare le esperienze fatte con la Primavera dell'Inter al tempo di Balotelli.  «Non è una seconda scelta e lo dimostra il fatto che ho detto no alla panchina dell'Italia Under 20 - sottolinea Esposito - Torno a Prato per scrivere una pagina nuova sapendo che esiste un passato fra me e la società ma con la chiara convinzione che dobbiamo guardare solo al futuro e puntare tutto sul rilancio di questo sport e questa società».  Con quali programmi torna a Prato?  «Torno perchè ho sposato un progetto in cui metterò tutto il mio vissuto e la mia esperienza maturata in questi ultimi anni lontano da Prato e fare in modo così di crescere insieme. Migliorare sotto tutti i punti di vista».  Il Prato a quale campionato punta?  «Se potessi scegliere io, è chiaro che punterei a far disputare al Prato un campionato di categoria superiore. Ma la nostra categoria, quella maturata sul campo, è la Seconda Divisione e faremmo un grande errore se trascorressimo tutta l'estate rincorrendo un sogno che poi potrebbe non avverarsi».  Il Prato ha già sotto contratto un buon numero di giocatori, pensa che si competitivo per rifare la C2?  «Il Prato ha sempre fatto delle buone squadre per questa categoria - continua Esposito - E' chiaro che c'è anche un limite che dobbiamo riuscire a vedere per cercare di superare. E sapere che il Prato non vede altro che la C2 e la C1 è un limite che porta alla morte dei sogni».  I pratesi vorrebbero sognare ma finora la realtà ha detto diversamente.  «Noi abbiamo il compito di trasmettere emozioni e sentimenti ai tifosi. E io lo terrò molto presente. Avendo vissuto la realtà pratese solo di tanto in tanto, negli ultimi sette anni, ho notato che c'è stato un allontanamento dallo stadio. I pratesi parlano tanto di calcio e del Prato ma molti non vanno più al Lungobisenzio la domenica. Dobbiamo riuscire ad invertire questa tendenza e far vivere nuove emozioni, ma so che questo lo possono fare solo i successi. Sono convinto che il Prato tornerà ad essere la società che farà da traino per tutte le altre presenti sul territorio».  I pratesi voglino il calcio che conta.  «Lo so benissimo. I pratesi sono passionali, e io da pratese avverto che c'è questo fuoco di passione che cova in maniera interiore e che vorrebbe venir fuori. Spetta a noi dimostrare di essere all'altezza e farlo emergere coinvolgendoli nella nostra attività».  Il Prato di oggi presenta realtà nuove rispetto a quello di sette anni fa.  «Lo so che ci sono delle nuove sinergie che vanno tutelate al di la dei nomi dei personaggi che vis ono coinvolti».  Lo staff tecnico avrà figure nuove?  «Con Umberto Bracciali e Andrea Puggelli c'è non solo una conoscenza trentennale ma anche una stretta amicizia che va oltre il calcio e quindi non credo di dover aggiungere altro. Un allenatore in seconda? Non è mia abitudine averne uno e non credo che ci sarà questa figura».  Quando il ritiro?  «Il ritrovo è per il 23 luglio e poi partiremo per il bergamasco dove il presidente Adnrea Toccafondi ed il vicepresidente Nicola Radici potranno seguire il nostro lavoro con continuità durante la preparazione».

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