Il dolore
Maxidelusione al maxischermo
Cristian Iozzelli
Resta l'amaro in bocca per i mille tifosi assiepati al Lungobisenzio
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PRATO. Oltre cento tifosi fuori dallo stadio di Carrara, un migliaio circa al Lungobisenzio a seguire la partita sul maxischermo allestito davanti alla Maratona coperta. La Prato sportiva ha vissuto una giornata comunque da ricordare, anche se il verdetto finale ha ovviamente lasciato l'amaro in bocca ai tanti tifosi accorsi allo stadio. Tifosi di tutte le età, con tante storie da raccontare. C'è chi ricorda gli anni gloriosi della serie B, come Luciano Cafini, che segue il Prato «da cinquant'anni, nella buona e nella cattiva sorte», e chi ha varcato i cancelli del Lungobisenzio per la prima volta come Sabrina Giordano, che ha accompagnato il marito, «ma quest'anno - ci dice - anche sul lavoro si è parlato spesso del Prato». Il divieto di trasferta ha diviso alcune coppie: Teresa è allo stadio assieme agli amici del suo ragazzo, che invece è andato a Carrara. «Ha preferito così e io non lo ostacolo di certo - ci dice scherzando - L'uomo ha le sue passioni e noi donne dobbiamo assecondarlo». Presenti anche tanti bambini coi genitori. Un paio di loro raccontano che «in classe si parla anche del Prato e non solo della serie A», e noi speriamo che si continui a farlo anche dopo questa sconfitta. In tanti si fermano alla bancarella di Giuseppe Di Guida, che vende magliette e sciarpe biancazzurre. «Stiamo cercando di rilanciare il marchio del Prato. Quest'anno si sono visti cambiamenti importanti nella gestione della società: sono arrivati nuovi sponsor e si vede che c'è voglia di crescere». E ieri in Maratona erano davvero in tanti con magliette e vessilli biancazzurri. Lo aveva chiesto l'assessore allo Sport del Comune Matteo Grazzini, che a sua volta ha dato il buon esempio indossando la maglietta numero 11 di Stefano Turchi. Comincia la partita e la gente prende posto: «Ma io che sto sempre alla ringhiera oggi dove vado?» dice Alessandro. Il Prato parte bene e l'atmosfera si scalda. Al primo affondo però la Carrarese trova il gol e i volti cominciano a farsi preoccupati. All'intervallo si cominciano a fare i conti. Gli esperti del regolamento fanno un po' di chiarezza nei vari capannelli improvvisati: «non ci sono i rigori, se finisce così si va ai supplementari, ma dobbiamo comunque fare un gol». Il sentimento dominante è la fiducia. Si commentano le scelte di Bellini e le variazioni da fare alla formazione: «Avrei messo Schenetti dall'inizio viste le sue ultime prestazioni - dice Mirko Lafranceschina, consigliere comunale del Pdl - ma ce la facciamo». Federico invece approva la formazione iniziale: «Ci può stare anche l'inserimento di Collacchioni, ora però serve più fantasia. Siamo stati poco brillanti nell'ultimo passaggio». Anche Maurizio Chiti, consigliere comunale del Pd a Cantagallo, è fiducioso e guarda al futuro: «Mi sono riavvicinato alla squadra in questi playoff (un dato comune a quasi tutti gli intervistati, ndr) e spero davvero che sia l'anno buono. La C1 potrebbe essere l'occasione per l'ingresso di nuovi capitali nella società». Nel frattempo però è cominciato il secondo tempo. In tanti lasciano la Maratona e si sistemano in basso, vicino al bar, anche perché la qualità del segnale non è delle migliori. «E' un problema di segnale della Rai - spiega l'assessore Grazzini - In Vallata e a Galciana si vede bene, in altre zone della città no». «La Rai poteva trasmettere la gara sul canale digitale», interviene Lafranceschina. Ma tant'è, sono gli ultimi 45' della stagione e non resta che soffrire, anche se dagli scalini più alti della Maratona in effetti ci vuole un po' di immaginazione per seguire le traiettorie del pallone. Applausi per Pazzagli che respinge il tiro a botta sicura di Gaeta, un boato all'espulsione di Giovinco seguito da qualche coro di incitamento per la squadra, ma il tempo passa e cominciano i primi sbuffi e mugugni. Qualcuno contesta Pagliuca e applaude alla sua sostituzione, si invoca l'ingresso di Schenetti e quando arriva, nuova ovazione. Poi però arriva il rigore e il raddoppio di Corrent e i volti si incupiscono. Ci sarebbero ancora 10' per sperare nei supplementari ma qualcuno se ne va e anche chi resta sembra non crederci più. L'ultima speranza è la punizione dal limite nel recupero, ma Taugordeau non trova la porta e dal basso parte un coro contro Andrea Toccafondi, intonato da una buona metà dei presenti. «Toccafondi dobbiamo tenercelo stretto», chiosa Luciano Cafini, ma il sentimento prevalente è ben riassunto da Gabriele, che mentre guarda la Maratona ancora semigremita dice: «Questa città e questo pubblico meritano di più». Certo, c'è la speranza del ripescaggio, «ma salire sul campo era un'altra cosa - dice Fulvio - E' da troppo tempo che in questa città non si festeggia». Gli ultimi ad andarsene sono Lorenzo, Enrico e Francesco, tre tifosi storici della curva: «Niente di nuovo, sono quasi trent'anni che perdiamo tutti gli spareggi». «Dispiace per i ragazzi più giovani che si erano riavvicinati al Prato. Chissà se a ottobre torneranno allo stadio». Ma lo scoramento lascia subito il posto a una certezza: «Noi comunque ci saremo, anche a Borgo a Buggiano. Il Prato è una malattia che non va più via».
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