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Quegli "Arlecchini" nati nel 1870
Il nome, dice la leggenda, lo inventarono nel 1870, aprendo a caso le pagine di un dizionario. Avevano bisogno di qualcosa che iniziasse per “H” per sostituire senza cambiare l’acronimo il vecchio logo dell’Hampstead Football Club e Harlequins cascò a proposito
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Il nome, dice la leggenda, lo inventarono nel 1870, aprendo a caso le pagine di un dizionario. Avevano bisogno di qualcosa che iniziasse per “H” per sostituire senza cambiare l’acronimo il vecchio logo dell’Hampstead Football Club e Harlequins cascò a proposito. A Londra erano i tempi della Regina Vittoria, William Webb Ellis, racconta il mito fondante, aveva inventato il rugby da una cinquantina di anni e gli “Arlecchini” si fecero prendere alla svelta sul serio anche se nel frattempo metà atleti e dirigenti se ne erano andati per dar vita ad un’altra formazione che sarebbe diventata un punto di riferimento del rugby britannico: il “London Wasps”.
Agli inizi del secolo il primo grande successo: la squadra venne invitata dalla federazione a giocare nell’appena inaugurato stadio di Twikenham e siccome all’epoca gli incontri internazionali si contavano sulle dita, gli Harlequins poterono trasformare tranquillamente in casa propria quello che tutti gli appassionati conoscono oggi come il “tempio del rugby”. Fu anche l’occasione per cambiare faccia, anzi, maglia. La vecchia casacca diventò così quella tutta colorata di un vero Arlecchino: quattro quadranti di colore rosso, azzurro, grigio e marrone in onore della maschera italiana sì, ma anche - cosa più importante per un londinese - dei primi quattro quartieri della capitale. Il resto è cronaca. Gli anni ’90 con le due vittorie nella Coppa d’Inghilterra seguite dai successi in European Challenge Cup e il 2006, anno horribilis con la prima - e unica - retrocessione.
Un inferno durato appena una stagione dato che con 25 vittorie su 26 incontri il team è ritornò nella massima divisione frantumando una serie di record: 40 punti di media per incontro, almeno 4 mete segnate in 20 delle 26 partire, uno score medio di scarto di 25 punti e la promozione in Premiership con 4 giornate di anticipo. Il match sul Lungobisenzio si annuncia, inutile negarlo, proibitivo per i padroni di casa che potrebbero diventare un semplice tassello delle statistiche, anche se - facendo le corna - i “Cavalieri potrebbero fare l’impresa”. Perché la vittoria nel rugby viene prima di tutto dalla mente e dal cuore e la squadra dei livornesi Andrea De Rossi e Fabio Gaetaniello, come ha dimostrato contro il Connaght, ne ha in abbondanza di entrambi. Rimandare a casa gli Arlecchini “tutti neri” invece che colorati, vorrebbe dire far entrare questa partita nella storia. Anzi, nella leggenda e nel mito.
Agli inizi del secolo il primo grande successo: la squadra venne invitata dalla federazione a giocare nell’appena inaugurato stadio di Twikenham e siccome all’epoca gli incontri internazionali si contavano sulle dita, gli Harlequins poterono trasformare tranquillamente in casa propria quello che tutti gli appassionati conoscono oggi come il “tempio del rugby”. Fu anche l’occasione per cambiare faccia, anzi, maglia. La vecchia casacca diventò così quella tutta colorata di un vero Arlecchino: quattro quadranti di colore rosso, azzurro, grigio e marrone in onore della maschera italiana sì, ma anche - cosa più importante per un londinese - dei primi quattro quartieri della capitale. Il resto è cronaca. Gli anni ’90 con le due vittorie nella Coppa d’Inghilterra seguite dai successi in European Challenge Cup e il 2006, anno horribilis con la prima - e unica - retrocessione.
Un inferno durato appena una stagione dato che con 25 vittorie su 26 incontri il team è ritornò nella massima divisione frantumando una serie di record: 40 punti di media per incontro, almeno 4 mete segnate in 20 delle 26 partire, uno score medio di scarto di 25 punti e la promozione in Premiership con 4 giornate di anticipo. Il match sul Lungobisenzio si annuncia, inutile negarlo, proibitivo per i padroni di casa che potrebbero diventare un semplice tassello delle statistiche, anche se - facendo le corna - i “Cavalieri potrebbero fare l’impresa”. Perché la vittoria nel rugby viene prima di tutto dalla mente e dal cuore e la squadra dei livornesi Andrea De Rossi e Fabio Gaetaniello, come ha dimostrato contro il Connaght, ne ha in abbondanza di entrambi. Rimandare a casa gli Arlecchini “tutti neri” invece che colorati, vorrebbe dire far entrare questa partita nella storia. Anzi, nella leggenda e nel mito.
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