La protesta
Varutti, due gol non cambiano la vita «Il merito è di tutti»
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Michael Varutti è arrivato a Prato nello scorso gennaio 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Ha risollevato la squadra in un momento di standby, ha confortato il morale di tifosi e compagni, grazie alla preziosa doppietta realizzata a Celano. Ma Michael Varutti, centrocampista al Prato dallo scorso gennaio, non si sente un eroe, pensa che il merito di ogni vittoria spetti alla squadra intera, che, a suo parere, si merita di fare un bel campionato. Ma oltre a questo Varutti non si sbilancia, né sulla stagione presente, né sul suo futuro calcistico. Meglio godersi il momento di gloria e concentrarsi sui prossimi match. E se ora fa il calciatore, più avanti chissà. Michael, a Celano hai segnato due reti decisive, facendo vincere la squadra. Come ti senti dopo questo successo? «Innanzitutto sono contentissimo e orgoglioso di aver segnato. Ma la vittoria non è mia, è della squadra che si è finalmente portata a casa tre punti preziosi. Era un anno che non si vinceva fuori casa, è un bene che la squadra abbia incassato questo successo». Sei a Prato da un anno e mezzo, come ti ha accolto la squadra e come ti sei trovato in città? «Non ho avuto alcun disagio, mi son trovato immediatamente bene con squadra, compagni e allenatore. Mi piace anche la città, è piccola e "a misura d'uomo. E poi è una bella zona, vicino c'è Firenze, per uscire e passare delle belle serate fuori le possibilità non mancano». Cosa pensi della squadra e cosa ti aspetti dalla stagione in corso? «La squadra è buona, si merita assolutamente i playoff e secondo me, con la formazione che abbiamo, non è un problema arrivarci. Ma non dico di più per scaramanzia: tutte le volte che vinciamo la volta dopo prendiamo una mazzata perciò non voglio fare altri commenti. Speriamo, ecco tutto». Parlaci dei tuoi inizi calcistici, quando hai iniziato e chi ti ha convinto a praticare questo sport? «Ho iniziato prestissimo, a 5 anni, nell'Udinese calcio, dove sono rimasto fino a passare alla squadra allievi e all'eccellenza. Dopo essere stato a Rimini eccomi qui a Prato. La passione per il calcio deriva sicuramente da mio padre che gioca a calcio da una vita in ambito dilettantistico e da mio fratello maggiore, che già militava in una piccola squadra: è stato inevitabile che cominciassi pure io a tirare calci al pallone». Hai un calciatore di riferimento, un modello a cui ti ispiri? «Parto dal presupposto che sono talmente agli inizi che qualsiasi giocatore più in alto di me può essermi da esempio. Perciò cerco d'imparare un po' da tutti anche se, certo, ci sono giocatori che mi piacciono e che seguo particolarmente perché sono convinto di imparare molto dal loro gioco: uno di questi è Di Maria del Real Madrid». Quanto tempo dedichi al calcio, ti rimane tempo per te e per fare altre attività? «Tempo libero ce n'è sicuramente, basta organizzarsi. Per adesso mi sto dedicando solo al calcio. Presto, però, cercherò anche di fare qualche corso per professionalizzarmi o specializzarmi in qualche settore lavorativo. Pensare già al mio livello di fare il calciatore per tutta la vita dal mio punto di vista è sbagliato». Insomma non vivi il calcio come un lavoro o comunque non come un lavoro definitivo? «Il calcio per me è importantissimo e ci dedico molto tempo ma questo perché mi diverto, mi appassiona. Ma sicuramente non è un lavoro, è un hobby: un lavoro è quello che fanno operai, impiegati e chi altro passi otto ore o più al giorno in un'attività».
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