Il Tirreno

Prato

Pallavolo, la ricetta di Santoro

 Alessio Alessi
Allenamenti di volley dei ragazzi col Cgfs
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Allenamenti di volley dei ragazzi col Cgfs

«Per costruire un vivaio competitivo non basta solo l'opera del Cgfs»

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 PRATO.Il Volley Prato rilancia il settore giovanile.  Un'idea, di più, un'esigenza che la società del presidente Giovanni Giuntoli sente come necessario preambolo per un rilancio globale della sua attività. Oltre la prima squadra, insomma, c'è e ci deve essere molto di più e, partendo da questo assunto il Volley Prato ha affidato questo lavoro importante ed impegnativo al coordinatore tecnico del settore giovanile Roberto Santoro.  «Il nostro progetto ed il nostro obbiettivo è riqualificare il settore giovanile del Volley Prato - dice Santoro - La nostra società ha una lunga tradizione in questo senso ed i frutti di quel lavoro li vediamo oggi, anche in prima squadra. Da qualche anno però abbiamo trascurato questo tipo di lavoro ed oggi ci sembra giusto riavviare questo rapporto che in passato ci ha dato tante soddisfazioni».  Tutto questo partendo o andando oltre il tradizionale rapporto con il Centro giovanile di formazione sportiva?  «Il Centro giovanile di formazione sportiva è la base di partenza per la nostra attività e tale deve rimanere, come ente fondamentale per far conoscere la pallavolo nelle scuole. Non deve, però, tutto ridursi al Cgfs».  In cosa consiste il progetto di riqualificazione del vivaio che avete in mente?  «Tornare al passato. Oggi riceviamo ragazzi solo dall'attività e dal grande lavoro del Cgfs. E' una strada importante, maestra, ma non può bastare. In passato ci basavamo su tre canali attraverso i quali portare i giovani alla pallavolo. Ho già detto dei corsi del Cgfs ed a questi univamo un lavoro diretto nelle scuole, una collaborazione con gli insegnati delle scuole medie inferiori ed un, chiamiamolo così, serbatoio, costituito dal corso del Cgfs, dove collocavamo i ragazzi che non erano immediatamente collocabili nell'attività agonistica ma bensì ludico-amatoriale. Questi tre strumenti erano complementari perchè ci permettevano di avere quantità, con i corsi Cgfs, di unirvi qualità, con la ricerca diretta nelle scuole del territorio, e di non perdere energie disponibili e futuribili ma non ancora pronte ad esprimersi in un contesto agonistico, con quello che ho chiamato serbatoio».  E' un percorso ineccepibile ma non c'è il rischio che coloro che vengono collocati nel cosiddetto serbatoio si sentano esclusi?  «E' il contrario, e per evitare che possa apparire così sarà necessario essere chiari con i ragazzi e con le loro famiglie. Trovo più escludente il percorso che si è seguito negli ultimi anni. In questo caso, infatti, i ragazzini che arrivano dal Cgfs vengono inseriti subito nell'attività del Volley Prato e coloro che poi non sono ancora pronti all'attività agonistica possono rischiare di sentirsi inadatti. Invece, noi diciamo ora un'altra cosa. Chi è pronto all'attività agonistica venga subito inserito nelle nostre squadre. Chi non lo è, però, non venga abbandonato ma venga seguito ancora dai corsi del Cgfs in un'attività ancora, diciamo, ludico- amatoriale e solo quando sarà pronto per l'agonismo venga inserito nelle nostre squadre. Non vogliamo scartare nessuno ma vogliamo indirizzare i ragazzi e le famiglie verso la direzione più giusta per il momento di crescita del figlio. Non tutti arrivano ad essere pronti per l'agonismo nello stesso momento. Mi sembra una strada seria e rispettosa della crescita dei ragazzi e delle aspettative delle famiglie. I nostri giovani vanno rispettati prima di tutto come persone e non pensarli subito e solo come atleti».  Questo percorso, però, richiede anche un diverso approccio da parte del Volley Prato stesso.  «Esatto. Uno sforzo importante lo farà anche la società. Stiamo dando vita ad una profonda riorganizzazione tecnica, seguendo da vicino e facendo crescere i nostri giovani tecnici ed inserendone altri validi. Oltre a ciò vogliamo poi stabilire rapporti più stretti tra allenatori e dirigenti.  Quando le scelte sono condivise sono molto spesso anche più giuste e più armoniose. E' un'ulteriore garanzia per i genitori che ci affidano i loro figli».

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