Il Tirreno

Prato

LETTERA

«Ma io non ho offeso l'arbitro»

Andrea Limberti

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 «Ho appreso attraverso il bollettino l'entità della squalifica inflittami con le motivazioni che mi hanno fatto rimanere esterefatto. Passi per le proteste che effettivamente ho espresso, ma non per le altre due accuse.  Capisco benissimo il giudice sportivo il quale si è visto recapitare un rapporto in cui c'erano dette motivazioni, per cui non ha fatto altro che applicare il regolamento. Durante la partita di sabato scorso 9 ottobre 2010 facevo l'assistente all'arbitro (sig. Do Santos), quando a circa 15 minuti dall'inizio del secondo tempo assegnava un rigore evidentissimo alla squadra avversaria ma viziato nell'azione che si era sviluppata da una macroscopica posizione di fuori gioco da parte del giocatore che subiva il fallo.  Ho detto più volte all'arbitro che aveva sbagliato, però offese agli Organi federali e tanto più razziali al suo indirizzo mai. Come abbia fatto a sentire quelle parole io non lo so anche perché quando protestavo il sig. Do Santos era dalla parte opposta della mia (per intendersi: al campo sportivo Chiavacci ero dalla parte delle tribune, lui era dalla parte dell'Ippodromo, e, quando l'arbitro è venuto ad espellermi, stavo recuperando, con l'ausilio di uno spettatore, un pallone uscito dal recinto di giuoco.  A 60 anni non si ha più la volontà di fare i protagonisti, cosa che evidentemente all'arbitro piace ancora. Questa mia è per precisare i reali fatti accaduti poi, per quanto riguarda la squalifica, il suo periodo a me non interessa proprio niente. Torno a ripetere che a 60 anni abbiamo altre vedute delle cose».

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