Il trionfo del pugile ambulante
Paolo Nencioni
Ha conquistato il titolo superwelter, la mattina carica la frutta a Novoli
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PRATO. Ha ancora sul volto i segni della battaglia, un occhio pesto, le braccia pesanti, ma è stato un risveglio da vincitore per Francesco Di Fiore, nuovo campione italiano categoria superwelter. Per la boxe pratese la serata di venerdì è stata un evento storico: per trovare l'ultimo titolo nazionale bisogna tornare indietro ai tempi di Benvenuti, quando Bruno Santini, nel 1965, conquistò la cintura dei pesi medi. E l'altra sera al campo Chiavacci c'è stato l'ideale passaggio di consegne, col vecchio Santini sul ring a incoronare il fresco campione dei superwelter che ha spodestato il livornese Lenny "mangusta" Bottai. «E' stato un risveglio duro - racconta Di Fiore, nato a Napoli e cresciuto a Prato - ma il dolore va via con la contentezza». E almeno ieri Francesco ha potuto dormire fino a tardi, cosa che non gli capita spesso. Perché lui è formalmente un pugile professionista, «ma col la boxe non si campa», avverte. E allora la mattina si sveglia prima delle 3, va caricare la frutta al mercato di Novoli e la porta al chiosco vicino alla rotonda di Capezzana, che gestisce insieme al padre e al fratello. Stacca dopo dodici ore e si infila i guantoni. Al chiosco c'è andato qualche ora anche venerdì, che doveva essere il suo gran giorno, e qualche tifoso gliel'ha fatto notare. Lui ha spiegato che il padre non sta tanto bene e il chiosco va comunque mandato avanti. Il personaggio è questo, semplice, schietto, con una bella famiglia alle spalle, la moglie Linda, le figlie Alice e Alessia, una vita divisa tra il lavoro, la palestra e i suoi cari. Una storia che ricorda tanti pugili venuti dal nulla e forse anche il mito cinematografico di molti, quel Rocky Balboa e andava a correre all'alba ed esultava da solo in cima alla scalinata. La storia di Francesco "explosive" Di Fiore invece è ambientata tra Vergaio (abita davanti al circolo Arci che vide i primi passi del giovane Benigni) e le palestre della Pugilistica, prima in via Santa Caterina e poi in via Roma, dove lo allenano tra gli altri Marco Bini e Fausto Talia. «Faccio boxe da quando avevo 14 anni - racconta Di Fiore - e questo è il mio più grande successo. Mi sembra già tanto così. Ora penso a difendere il titolo, poi vediamo che cosa può succedere». Lo sfidante è già designato, e sarà un altro derby toscano. Si tratta dell'aretino Adriano Nicchi. L'incontro si farà forse in autunno, resta da capire dove. In questi casi c'è una specie di asta per decidere la sede. Se Prato vorrà giocare in casa, il Comune dovrà darsi una mossa. Finora lo sforzo è stato fatto dalla Provincia, che ha dato un finanziamento per la sfida di venerdì, mentre il Comune si è limitato al patrocinio e alla presenza dell'assessore Grazzini a bordo ring. Sarebbe un peccato non cogliere l'occasione, anche perché i mille che hanno affollato il Chiavacci sono la dimostrazione che c'è fame di grandi incontri. Col campione in carica l'affluenza potrebbe essere anche maggiore. L'altra sera non pochi avevano gli occhi lucidi davanti al trionfo di Di Fiore, che professa grande rispetto per i suoi avversari: «Bottai ha usato qualche mezzuccio per prendere tempo, ma è un bravissimo ragazzo, spero di incontrarlo di nuovo per dargli una chance. Nicchi ha il pugno pesante, mi dovrò preparare bene».
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