Sicurezza
Il CoianoSantaLucia ferma la Fiorentina
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La formazione dei nati nel 1998 del CoianoSantaLucia Zottoli: «E' il risultato di una scuola che lascia grande libertà»
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PRATO. Ne è passato di tempo da quando, piccoli, giocavamo nei campetti delle parrocchie senza una divisa e spesso senza neppure gli scarpini. Il calcio giovanile è andato avanti organizzandosi sempre di più, offrendo ai piccoli praticanti strutture e vestiario adatto nonché dei tecnici preparati e professionali ma a Santa Lucia, prima tappa nel nostro viaggio tra le scuole calcio pratesi, è rimasto proprio quello spirito del divertimento puro, della gioia sfrenata, della corsa libera e mai irrigidita da schemi precisi in ordine ai dettami voluti dal direttore Gabriele Zottoli. Più di trecento ragazzini suddivisi per fascia d'età, uno staff tecnico di qualità e con grande entusiasmo, la presenza assidua della società hanno contribuito ad una crescita esponenziale di tutte le formazioni del settore giovanile confermata oltrechè nei campionati di categoria anche dai risultati dei tornei estivi dove la ciliegina sulla torta sembra essere il '98 che nel Torneo Rotella è riuscito nell'impresa di fermare nientemeno che la Fiorentina. Ma quale deve essere il perno dell'insegnamento del football ai più piccoli? «Lo zero a zero contro la Fiorentina è un risultato che fa scalpore perché conseguito non solo contro una società professionistica come quella gigliata ma anche perché è un club che investe tantissimo sia economicamente sia come risorse umane nel vivaio ma siamo contenti di tutte le squadre costantemente in testa ai loro campionati e protagoniste di tante belle prove - risponde mister Zottoli - Da noi i ragazzi devono rimanere liberi, non vogliamo incatenarli in ruoli o schemi ma dar loro l'opportunità di esprimersi al meglio: sarà poi la valutazione dei tecnici e degli istruttori, il confronto continuo che abbiamo a darci delle linee su cui programmare il lavoro successivo: e per questo le nostre rose non sono fisse ma vengono sempre girate cosicché da far raggiungere un minutaggio giusto ad ogni singolo giocatore, non facciamo squadre A, B o C ma ruotiamo di continuo tutti i nostri tesserati». Tecnica o fisico? «Tecnica, tecnica. Il pallone è l'attrezzo del gioco ed i ragazzi devono imparare a trattarlo, ad averlo tra i piedi senza paura. Cerchiamo di aumentare la loro sensibilità, il tocco, la velocità di esecuzione le energie mentali. Anche gli schemi in partita devono esser semplici con il pallone che viaggia ad uno, due tocchi, senza dare troppa importanza ad un passaggio sbagliato o ad uno stop impreciso. I ragazzi devono divertirsi, non avvertire alcun tipo di tensione o di eccessiva responsabilità». Come si passa dall'insegnamento individuale a quello collettivo, come si prepara una squadra? «Vanno studiate le caratteristiche dei ragazzi, non dobbiamo farci costringere a scelte secondo i luoghi comuni, il ragazzo alto in porta, quello più grosso al centro della difesa, il piccolo e scattante in fascia per esempio ma dobbiamo sforzarci di vedere anche cosa può piacere di più al ragazzo, quali sono le sue capacità di adattamento e concentrazione e poi insegnare a muoversi senza palla offrendo più punti di riferimento al portatore del pallone. E' più semplice comprendere gli automatismi del gioco se ogni ragazzo avverte la percezione di quello che potrebbe fare in una certa situazione e il mio staff s'impegna proprio per raggiungere questa naturalezza. I risultati per adesso sono confortanti e gratificanti e, cosa importante, stiamo sempre più riuscendo a trasmettere un senso di appartenenza alla società, al club che fa sentire anche i più piccoli parte importante del progetto educativo sportivo. Quest'anno, per esempio, in tanti seguivano la prima squadra e a salvezza raggiunta dopo il play out con la Virtus Comeana, gioia ed abbracci si sono davvero sprecati coi loro istruttori». Clima sereno, occhio vigile, capacità di guardare lontano e tanta esperienza di calcio: così Gabriele Zottoli sta trasformando il vivaio di una delle società più importanti di Prato: il Coianosantalucia. A.C.
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