Il dolore
Biffoni scrive ad Andrea Toccafondi
«Caro presidente Prato si aspetta di più»
Matteo Biffoni
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1,2,3 Presidente. Ha ragione, io non sono uno importante. Faccio l'avvocato, e ho l'onore di essere consigliere comunale della mia città. E' da circa trenta anni che seguo il Prato, da Acireale in su e l'ho visto perdere un po' ovunque e contro chiunque. Ma è stata ed è una passione, vera. E, allo stesso tempo, mi convince l'idea, soprattutto in questi tempi, che lo sport, e in particolare il calcio, sia una carta da giocare per aiutare l'economia cittadina a girare, a creare risorse e a dare di Prato una immagine positiva, apprezzata, brillante. Lei questo non ce lo sa/può dare. E qui nessuno chiede la Champion League. Anzi. Siamo onesti, ormai Lei e la città siete su piani diversi. E io, ora, sono convinto che abbia ragione la città; lei si è appropriato del nome Prato e della passione di tanti tifosi, che per quella maglia hanno molto sofferto, poco goduto, troppo poco. Per questo, tirando le somme, io penso che sia lei in debito verso Prato, non viceversa, come lei sottintende. Si è forse dato degli obiettivi in questi ultimi dieci anni? E comunque, anche se fosse, li ha raggiunti? Io fino ai primi anni 2000, presidente, l'ho sostenuta, mentre qualcuno più lungimirante di me già iniziava a contestare. Ma io, ingenuo, pensavo che Lei volesse bene davvero alla città, e che volesse davvero impegnarsi per arrivare al raggiungimento di obiettivi importanti. Invece no, sbagliavo, nettamente, clamorosamente: presidente, siamo ormai alla più triste delle commedie. L'intervista di domenica segnala una distanza siderale dalla realtà che la porta a disquisire di improbabili compratori indigeni, con pedigree e conto in banca, di autarchia toccafondese, che le fa citare esempi (Lucca che ci ha già passato, Pisa che ci ha ripreso e ci passerà presto, Pistoia, fallita una decina di volte ma con recenti campionati di B alle spalle..mi permetto di segnalarle che le sono sfuggite Livorno, Arezzo, Viareggio, e i vicini di La Spezia....) che tanti tifosi del Prato si sono (mal)ridotti ad invidiare...ma se ne rende conto, presidente, in che situazione siamo? In quelle piazze, Presidente, c'è ancora una idea per cui la squadra non è proprietà esclusiva di qualcuno, ma fa parte della comunità, anzi è comunità: l'esatto contrario di quello che accade da noi, dove la società calcistica è vissuta come corpo estraneo, come qualcosa di altro...e questa è la sua grande responsabilità, presidente. Lo sport, il calcio è passione, gioia, rabbia, emozioni. Qui, ormai da lunghi, interminabili anni, è apatia, il peggiore dei sentimenti verso una squadra di calcio. Nel frattempo, niente su ipotesi di rilancio, nessun mea culpa per le ultime disastrose stagioni (Le devo ricordare le promesse per il Centenario???), nessuna valutazione sul perchè allo stadio ci sono 150 persone circa, e che più di metà di quelli comunque contestano, nessuna riflessione sul perchè qualcuno spera nel fallimento, qualcuno in una seconda squadra, nessun riconoscimento alla capacità dei dirigenti di altre realtà sportive cittadine che nel corso degli anni hanno e stanno regalando grandi gioie alla città, insomma niente di nuovo sotto al sole, verrebbe da dire. Solo un inutile braccio di ferro dialettico, inconcludente come le ultime 5 stagioni dell'Ac Prato. Si è domandato presidente, come mai solo a Prato una città si mobilita contro l'ipotesi che la squadra professionistica cittadina prenda in gestione un impianto sportivo? Ne prenda atto, Presidente, che ormai si è rotto tutto. Ci pensi, che ormai siamo al punto di non-ritorno e si domandi se questa città se lo merita. Io sommessamente La saluto nel frattempo. Sempre contando fino a tre, anche prima di salutarLa.
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