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Prato

Saielli: «Soddisfatto di questi sette anni»

Alessio Alessi
Davide Saielli
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Davide Saielli

L'analisi del tecnico dopo il divorzio con la società del Volley Prato

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 PRATO. Sette anni. Tanto è durato il matrimonio tra Davide Saielli ed il Volley Prato. Sette anni di lavoro e successi. Un ciclo importante che ha trovato la sua amara conclusione nella retrocessione di questa stagione ma che da almeno due anni sembrava aver esaurito entusiasmo e spinta. Un rapporto, quello tra Saielli ed il Volley Prato che, aldilà delle incomprensioni e dei bisticci di cui ogni buon matrimonio si alimenta, ha comunque arricchito entrambi e dal quale entrambi sono usciti reciprocamente riconoscenti e forti di un bagaglio importante di esperienza da spendere per il futuro. Ecco un breve bilancio di questi sette anni dell'ormai ex direttore tecnico del Volley Prato.  «Sono soddisfatto dei miei sette anni al Volley Prato - dice Saielli - Sono arrivato a Prato con molti stimoli e felice di approdare in una società di grande tradizione. Mi sono presentato in punta di piedi e cercando di applicare al maglio e con serietà la mia metodologia di lavoro. Ultima stagione a parte, penso di aver fatto un buon lavoro e ritengo di aver dato il massimo insieme al gruppo che ho avuto il piacere di guidare dalla panchina».   Tornando indietro c'è qualche errore che non rifaresti?  «Dal punto di vista tecnico molte cose possono essere riviste a posteriori ma è sin troppo facile e non sarebbe neppure giusto. Dal punto di vista del rapporto con la società, invece, ho decisamente sbagliato molto. In primo luogo non ho imposto abbastanza la mia figura di direttore tecnico ed allenatore in alcune scelte. Ad esempio la gestione del settore giovanile poteva essere fatta in maniera diversa. Dopo l'uscita di scena di persone capaci come Franchi e Cattaneo con i quali c'era piena sintonia, mi sono trovato solo a gestire vivaio e prima squadra ed in quel momento sono state fatte scelte sbagliate e che non condividevo. Ho preferito lasciar correre, non entrare in contrasto e lì ho decisamente sbagliato. Una cosa, comunque, tengo a dirla e cioè che lavorare sul giovanile significa fare investimenti importanti e non sempre è sinonimo di risparmio. Questo forse non sempre è stato capito».  Pensi sia stato un errore anche quello di non chiudere prima questa avventura che vista dall'esterno, nelle ultime stagioni, è sembrata a volte trascinarsi stancamente?  «Indubbiamente sì. Sono almeno due anni che nutrivo dubbi sull'opportunità di proseguire il mio lavoro a Prato e su una certa mentalità della società con cui non mi trovavo più in linea. Della squadra, invece, non posso dire niente, sono contento del rapporto che ho avuto con i ragazzi».  Sei stagioni a Campi Bisenzio, sette a Prato. Indubbiamente sei un tecnico a cui piace aprire cicli lunghi ed impegnativi?  «Penso che il mio curriculum sia significativo del mio attaccamento al programma che ci diamo con le società, non sono un mercenario e tengo a rispettare gli impegni presi».  Il tuo futuro?  «Al momento sono libero e prenderò in considerazione ogni progetto che mi verrà sottoposto. Non ho paura a rimettermi in gioco e penso di averlo dimostrato in questi anni».

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