Sicurezza
Ac Prato. «Al sindaco Cenni lavevo già detto: portami uno con tanti soldi e non ho difficoltà a vendergli la quota di maggioranza»
«Sono pronto a cedere il 51% del Prato»
Pasquale Petrella
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Il presidente del Prato, Andrea Toccafondi Andrea Toccafondi replica all'interrogazione del consigliere comunale Matteo Biffoni
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PRATO. «Ma chi è questo Biffoni?» E' un consigliere comunale del Pd. «Sì, ma cosa fa nella vita?» E' un avvocato. «Ecco, allora vorrei replicare a... come si chiama?» Biffoni. «Sì, volevo dirgli che sono pronto a cedere il 51 per cento delle quote societarie dell'Ac Prato. E visto che è un avvocato sa che cosa significa». Presidente Toccafondi, il consigliere comunale Biffoni ha solo interpellato il sindaco... «Sì, lo so. Anche se abito a Bergamo questo non significa che non sappia quello che succede a Prato. Io a Prato ho sempre la residenza e tanti amici che mi tengono informato». Ecco, allora che cosa vuole replicare a Biffoni? «Gli dico che sono tutti bravi a dire che il Prato calcio appartiene alla città, sono tutti bravi a riempirsi la bocca facendo il nome di Toccafondi ma quando c'è da pagare gli stipendi spariscono tutti. Io dal sindaco Cenni ci sono andato dieci giorni dopo che era stato eletto e gli ho detto che se arriva uno facoltoso... uno pieno di soldi, allora sono pronto a cedergli il 51 per cento del Prato. Fino ad allora, visto che sono io che pago, il Prato è mio». Quanto vale il 51% del Prato? «Questo non è un problema perchè io non voglio nulla per me, sarebbero soldi per il Prato». L'anno scorso aveva detto che sarebbe stato disponibile anche ad avere per sè solo un decimo della società. «Sì, se arrivano nove imprenditori e tutti sono disposti a mettere quello che ci metto io, sono pronto a dividere il capitale sociale fra dieci soci e accontentarmi di un decimo». Quali imprenditori sarebbe disposto a far entrare in società? «Devono avere i soldi. Ma tanti soldi perchè non voglio che il Prato faccia la fine della Pistoiese, del Pisa o della Lucchese un paio di anni fa, o della Carrarese quest'anno. E poi devono essere pratesi da almeno un paio di generazioni». Non le sembra di chiedere un po' troppo visto che con lei come presidente il Prato non è mai riuscito ad andare oltre la C1 e ora è diverse stagioni nell'ultimo gradino dei professionisti? «No, non pretendo troppo perchè io voglio solo il bene del Prato. Non voglio nè mercenari che arrivino da chissà dove, nè dei poveracci con tanti discorsi ma poca liquidità. E fino ad oggi la società ha fatto quello che mi sono potuto permettere. Sono povero e ripeto che se ci sono persone più ricche di me, che si facciano avanti». Lei quest'anno non ha quasi mai seguito la squadra, nè in casa nè in trasferta... «E' vero. Purtroppo vivo a 320 chilometri. E questo l'ho detto al sindaco Cenni. E poi ho questa azienduccia che ha sul libro paga seicento dipendenti e che mi obbliga a lavorare sette giorni su sette. Quest'anno il Prato l'avrò visto tre volte, ma nessuno può lamentarsi della società. Nessuno deve avere soldi». Però capisce che i tifosi, la città vorrebbero una squadra in un campionato più importante. «Come si chiama quel consigliere...» Biffoni. «Ecco, voglio dirgli che il Portogruaro va in serie B perchè ci sono tanti imprenditori che ci hanno messo tanti soldi. A Prato i soldi ce li metto solo io. E ripeto, sono pronto a vendere il 51 per cento delle azioni se qualcuno... che ha tanti soldi, le vuole». L'interrogazione del consigliere Biffoni proprio non l'ha mandata giù. «Prima c'era... come si chiamava? Milone? Sì. Poi hanno fatto assessore Grazzini che voleva che il Prato fallisse. E ora questo Biffoni. Ma io non ho nè l'ambizione nè la volontà di voler diventare assessore a me interessa solo il bene del Prato e l'ho detto al sindaco Cenni, ma prima di lui l'ho detto a Romagnoli e prima ancora a Mattei e quell'altro come si chiamava? Martini, ah ecco, anche a lui. E ora a tutti voglio dire che prima di parlare del Toccafondi è bene che contino fino a tre».
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