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Prato

Prato, retrocessione dolorosa

Alessio Alessi
Davide Saielli
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Davide Saielli

Saielli: «Colpa di un atteggiamento sbagliato»

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 PRATO. Dopo cinque anni ed il quarto posto dell'anno passato, il Volley Prato lascia la categoria nazionale retrocedendo in Serie C. Che non sarebbe stata una stagione facile lo si sapeva fin dall'inizio. Il valore della squadra, praticamente immutata rispetto alla quasi trionfale stagione scorsa, aveva però fatto sperare in un campionato di transizione e ad una tranquilla salvezza in attesa di tempi migliori. Ed invece ecco che il Volley Prato si trova a fare i conti con una retrocessione dolorosa giunta solo all'ultima giornata ma costruita, mattone dopo mattone nel corso di una stagione travagliata, sbagliata. Certo a condannare la squadra di Saielli è stata la peggior classifica avulsa rispetto a Castelferretti ma limitarci a questo vorrebbe dire non voler guardare la realtà. Questa retrocessione è frutto di un girone d'andata sciagurato, chiuso con quindici punti e solo quattro successi, delle sconfitte con Castelferretti e con Siena nel girone di ritorno ma anche di una gestione generale della stagione (vedi ad esempio l'uscita di scena di Camponovo) non irreprensibile. Se, però, l'analisi degli aspetti gestionali ed organizzativi di una stagione sbagliata toccherà al nuovo consiglio eletto ieri sera, una prima analisi di questa retrocessione dal punto di vista tecnico è già possibile farla con Davide Saielli, alla guida del gruppo pratese fin dalla trionfale stagione 2005-2006 che valse la promozione in Serie B2.  Allora Davide, una retrocessione dolorosa ma non inattesa visto l'andamento del torneo.  «E' una retrocessione che personalmente mi addolora moltissimo. E' stata una lenta agonia ed anche se a condannarci è stata la classifica avulsa, è una sconfitta che ci siamo costruiti con un girone d'andata scadente e con un atteggiamento generale sbagliato. Tecnicamente questa squadra ha buoni valori, al centro abbiamo giocatori importanti. Semmai abbiamo pagato l'inesperienza dei nostri posto quattro e dell'opposto soffrendo troppo spesso in attacco a mettere palla a terra».  La squadra ha avuto un momento di buona ripresa ad inizio girone di ritorno ma poi è parsa quasi accontentarsi forse credendo di aver già raggiunto l'obbiettivo.  «E' vero, ci siamo sentiti già salvi ed abbiamo sbagliato l'approccio mentale agli allenamenti ed alle gare successive. E' mancata la giusta mentalità per tutta la stagione ed anche nell'ultima decisiva sfida ad Appignano, contro una squadra che ha giocato una gara normale e senza particolare aggressività, non siamo stati cattivi ed abbiamo giocato sotto tono».   In attesa delle decisioni del nuovo consiglio, dal punto di vista meramente tecnico come si riparte?  «Prima di tutto valutando bene la voglia di ripartire dei giocatori attualmente in rosa. Se tutti soffrono per questa retrocessione come sto soffrendo io allora non ci sono problemi. Dobbiamo capire, però, capire se tutti hanno questa sofferenza e questa voglia di rivalsa dentro. Serve voglia di rimettersi in gioco ed umiltà. Tempo, però, che questo gruppo abbia terminato un suo percorso. Questa rosa non penso possa affrontare un'altra stagione così come è composta perché per alcuni giocatori la presenza di altri può essere diventata un freno. Di sicuro dobbiamo ripartire su altre basi ma di questo è giusto parlarne dopo che la società avrà espresso i suoi programmi per il futuro».

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