Sicurezza
Baroncelli: sono stati 3 anni intensi
Jacopo Corsi
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Il coach Luca Baroncelli divorzia dalla Pfp dopo 3 stagioni Basket, parla il coach della Brunetti e Antonelli dopo il divorzio
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PRATO. Dopo tre anni da capo allenatore della Brunetti&Antonelli, coach Luca Baroncelli lascia le redini della prima squadra della società di basket femminile, che quest'anno ha disputato per la prima volta nella sua giovane storia, il campionato di B Nazionale. Nelle ultime tre ottime stagioni disputate dalle ragazze del presidente Cesare Renieri, un ruolo da protagonista l'ha recitato proprio coach Baroncelli, arrivato per far crescere un gruppo di giovani atlete e inserirne di giovanissime e chiuso con all'attivo una promozione e una salvezza meritata. Nel mezzo, l'esplosione di alcune individualità, e la consapevolezza da parte di tutte le giocatrici di far parte di un gruppo davvero unito. Quali sono allora i motivi che hanno portato Baroncelli e la Pallacanestro Femminile Prato a interrompere il rapporto? «Sono nella Pfp dal 2003. Su 13 ragazze, 8 le ho allenate, nella loro carriera cestistica, quasi sempre io, le altre 5 sono 3 anni che lavorano con me - racconta il coach pratese - Un cambio al timone è necessario e fisiologico per vari motivi. Se poi si pensa che lavorare un anno con le donne ne vale almeno due con gli uomini, gli anni per me raddoppiano...». Quando hai preso in mano le redini della prima squadra quali obiettivi ti eri prefisso, e quali rimpianti ti rimangono ora, dopo tre anni di lavoro con questo gruppo? «All'inizio io e il mio vice Lorenzo Becciani, che mi segue da 5 anni, abbiamo dovuto rifondare la prima squadra inserendo alcune giovani in un team di giocatrici già presenti e quindi si è creato un gruppo di ragazze eterogeneo per età e caratteristiche. L'obiettivo primario era dunque costruire un insieme di squadra dove potersi identificare e creare ruoli in campo, per ogni giocatrice, ben definiti. Credo di esserci riuscito perché il basket è uno sport di squadra e probabilmente, in caso contrario, non saremmo arrivati a giocare in B Nazionale. Rimpianti? Nessuno, potevo sicuramente gestire meglio alcune situazioni, ma ho sempre cercato di seguire i miei principi tecnici e morali fin dall'inizio senza cercare facili scorciatoie». Questo gruppo di ragazze è ormai insieme da molte stagioni, per certi aspetti è senz'altro un bene per altri un limite. Da tecnico, come si riesce a far migliorare una squadra in cui si tende presto a allenarsi a memoria? «Lavorando per far migliorare quei particolari tecnici e fisici dove ognuna è carente, e sulle menti delle giocatrici che spesso si autolimitano -continua Baroncelli - Così migliora anche la squadra. Con le ragazze poi bisogna essere bravi in entrambi i casi, ma occorre prestare particolare attenzione all'aspetto psicologico». Ci sono ragazze nella Pfp che hanno fatto il salto di qualità? E quanto c'è invece da lavorare per continuare a migliorare? «Tutto il gruppo è migliorato considerando anche il fatto che nussuna aveva esperienza della categoria; ma, ragazze come Diletta Lastrucci, Costanza Fatighenti e Francesca Renieri sono state l'asse portante della squadra, hanno fatto un salto di qualità notevole sia a livello caratteriale che tecnico, mantenendo uno standard alto per tutto il campionato. Le altre più giovani, hanno alternato partite buone a meno buone, ma è normale vista l'età». Quale ricordo di questi tre anni alla Brunetti & Antonelli, in cui sono arrivati un play off, una promozione e una salvezza, ti porterai sempre con te? «Tanti e tutti belli. A livello di vittorie, l'ultima partita vinta a Sassari, dove ho visto una squadra forte caratterialmente e determinata a far valere la propria forza. Era la squadra che avevo in mente sin dall'inizio ed è stata la conferma del lavoro fatto in questi anni. A livello emozionale, dopo la vittoria del titolo lo scorso anno, io nel mezzo al campo e le ragazze tutte intorno a me a saltare di gioia. Un ringraziamento particolare lo voglio dedicare al presidente Cesare e ai dirigenti che mi hanno sempre permesso di lavorare in questi anni, nella migliore condizione possibile». Come vedi il futuro per il basket maschile e femminile? Chi ha più possibilità di raggiungere vette importanti e su cosa si deve lavorare per portare a Prato la Pallacanestro che conta? «Sono più di trenta anni che sono nello sport pratese e ho visto molti bassi e pochi alti. Non è facile e non è semplice fare sport di livello alto a Prato. I motivi possono essere tanti. Ogni tanto esce qualche società che si eleva dal resto ma, purtroppo fino ad oggi, a parte qualche rara eccezione, non è durata molto nel tempo. Per quanto riguarda la pallacanestro, Il basket maschile ha più tradizione, e il raggiungimento dei playoff dei Dragons guidati dal mio caro amico Mario Bini mi sembra un ottimo risultato, credo che su questo si possa costruire qualcosa di buono. Per il femminile, che lavora molto sul proprio vivaio, occorre continuare a solcare la linea tracciata in questi anni cercando di fare un passo avanti ogni stagione».
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