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PRATO SPORT

Tirar di fioretto, spada e sciabola...

Francesca Cioccoloni
Un gruppo di atleti dello Sporting Center Scherma di Prato
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Un gruppo di atleti dello Sporting Center Scherma di Prato

Serve un grande supporto tecnico dei maestri ma anche quello psicologico da parte dei genitori dei giovani atleti

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PRATO. Il 7 e l'8 novembre prossimi l'associazione Sporting Center Scherma di Prato sarà impegnata nel Campionato regionale toscano under 14, Memorial Enio Zanotti per l'assegnazione del titolo nelle tre armi: fioretto, spada e sciabola.

La competizione, che vedrà coinvolti oltre 400 atleti provenienti da tutta la regione, si svolgerà presso la scuola elementare Anna Frank di Oste - ingresso libero con orario continuato dalle 8,30 alle 17,30 - ed è sponsorizzata dalla Provincia di Prato, dal comune di Montemurlo e patrocinata dal Coni. I giovani atleti impegnati dallo Sporting Center Scherma saranno una ventina, numero notevole considerando che la società ha spazi esigui dove effettuare gli allenamenti: «Non è facile trovare altre collocazioni - afferma Lelio Maria Alby, maestro di sala - in quanto una palestra attrezzata per la scherma, non può venire utilizzata per la pratica di altri sport. L'installazione delle pedane rende lo spazio esclusivo per questa disciplina».

Nonostante gli inconvenienti logistici la società ha diversi giovani atleti che occupano ottime posizioni nel ranking nazionale, perciò tutti i numeri per disputare una gara eccellente. Questo è frutto del duro, attento e mirato allenamento alle varie fasi di crescita del bambino, preparandolo adeguatamente alla scherma. I giovanissimi sportivi iniziano già a sette anni con attività di preparazione sportiva e coordinativa, molto utile a una generazione di bambini a cui mancano i giardini con gli alberi. Spesso infatti capita che siano proprio le basi di coordinamento motorio a scarseggiare, laddove non si è mai svolta attività sportiva o semplicemente all'aria aperta. «Arrivano bambini di otto, nove anni che faticano a fare persino le scale - continua Alby - salgono e scendono utilizzando sempre lo stesso piede. Il successo della nostra società è dovuto soprattutto alla preparazione dei nostri insegnanti, che seguono e allenano il bambino considerandone le particolarità e le attitudini, guidandolo nella scelta dell'arma più congeniale. Solitamente si comincia dal fioretto per poi passare alla spada, la sciabola viene lasciata per ultima poiché necessita di caratteri particolarmente briosi e, secondo noi, mettere un bambino in guardia di sciabola già dai sette, otto anni è controproducente. Una volta intrapresa questa strada, infatti, non è più possibile tornare indietro, nel caso non fosse l'arma adatta per l'atleta in questione; non si possono apportare modifiche nell'arco della crescita perché partirebbe subito dal livello più alto».

Ma non sono soltanto questi i motivi per cui spesso si abbandona la scherma, a volte è la mancanza del risultato, delle vittorie a scoraggiare i più piccoli: «Abbiamo un'atleta che per tre anni è arrivata a un soffio dalla finale, ma le sfugge sempre per i più svariati motivi. Questo demotiverebbe chiunque - dice il presidente della società, Mario Onesti - Pensare al podio, alla coppa è una cosa che logora anche i campioni più rodati, figurarsi un bambino che si trova ad affrontare competizioni di così alto livello come quella in programma a Oste, dove sarà addirittura presente il presidente della Federazione Italiana Scherma, a sottolineare che è dalle formazioni giovanili che si tirano fuori i campioni di domani. E naturalmente potete immaginare quale ruolo importante abbiano le famiglie, i genitori sotto questo profilo; loro fungono sì da sponsor, ma soprattutto devono offrire supporto psicologico proprio quando il sospirato risultato tarda ad arrivare».

«Il maestro Paoletti ha lavorato per più di quattordici anni per tirare fuori campioni del calibro di Andrea Baldini e Simone Vanni. Per questo crediamo nell'impegno sia nostro ma anche dei genitori, che non devono fare pressioni sui figli nel momento delle competizioni, quando al contrario devono supportarli psicologicamente - continua il presidente Mario Onesti - Ma ci sono anche dei genitori che, davanti a una sconfitta, sminuiscono il lavoro e l'impegno dei figli con un ma che ti importa. Ed è proprio per questo motivo che, appena dopo la competizione del 7 e 8 novembre, lo Sporting Center Scherma, inviterà il professor Cappellini, psicologo del Coni, a tenere una lezione comportamentale ai genitori, in particolare su cosa loro si aspettano dai propri figli. Questo servirà soprattutto per delineare il compito dell'insegnante e il loro, nel difficile lavoro di preparazione e affiancamento che compete ad ognuno: è fondamentale che capiscano che questo non è un semplice luogo di parcheggio ma bensì un posto dove si insegna la tecnica, la disciplina, dove si porta allo scoperto la personalità del bambino tirandola fuori pian piano, dandogli la sicurezza necessaria a renderlo consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti».

La scherma, e più in generale lo sport, è comunque un modo di approcciarsi alla vita, alle responsabilità, ai doveri; tutto questo non deve però compromettere la psiche dei più giovani. «Abbiamo bambini che alla vigilia di una gara hanno addirittura la febbre, e noi non possiamo nemmeno lontanamente immaginare cosa voglia dire per loro affrontare lo stress di una competizione. Non sono un maestro comodo - dichiara Alby - E credetemi non si fatica a crederlo ma spesso sono dovuto intervenire a placare gli animi di genitori troppo duri con i figli che avevano subito una sconfitta». E nulla viene lasciato al caso nella preparazione atletica che può contare su una equipe di insegnanti altamente preparati, tutti ex schermitori, tra cui Daniela Alby che ha iniziato a sei anni per ritrovarsi adesso ad insegnare: «E' fondamentale aver praticato la scherma per tanti anni, prima di dedicarsi all'insegnamento. Io mi occupo del fioretto e sono affiancata da maestre che insegnano al bambino l'impostazione, fase importantissima per evitare di prendere dei vizi che poi ci si porta dietro fino all'agonismo. Soltanto dopo aver gettato solide basi si passa alle nozioni di gara, all'assalto».

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