Sicurezza
Iron Man
Cartei, un iron man a 55 anni
Alessandro Pattume
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Gianluca Cartei al traguardo e, a sinistra, mentre percorre i 180 chilometri in bicicletta, una delle tre discipline del triathlonUna vita intera dedicata allo sport e una passione sfrenata per le lunghe distanze e la fatica. L'appuntamento con Iron Man però, e con la vittoria, Cartei è stato costretto a rimandarlo per dieci anni
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PRATO. Nel 1998 è stato il primo pratese a partecipare all'Iron Man: 3,8 km a nuoto, 180 chilometri in bicicletta e per finire 42 chilometri di corsa a piedi. Gianluca Cartei, 55 anni compiuti, lo scorso 27 settembre si è laureato campione italiano della propria categoria (M4) vincendo l'Elbaman con la maglia dell'Atomica Triathlon di Vaiano.
Una vita intera dedicata allo sport e una passione sfrenata per le lunghe distanze e la fatica. L'appuntamento con Iron Man però, e con la vittoria, Cartei è stato costretto a rimandarlo per dieci anni. Fino all'altro giorno, quando all'isola d'Elba s'è ripreso quello che forse pensava d'aver perso: il titolo di campione italiano della sua categoria con tempi da capogiro: un'ora e venti per la gara di nuoto, quasi sette per il ciclismo e poco più di quattro ore per la maratona.
Cartei, campione italiano in una disciplina "infernale".
«Sono sempre stato un atleta amante delle lunghe distanze - spiega - e vincere la gara dell'Elba ha per me un doppio valore. Diventare campione italiano nella propria categoria è meraviglioso, ma farlo in una delle gare che a livello internazionale viene considerata una delle più impegnative dà ancora più soddisfazione. Il tracciato dell'isola d'Elba infatti prevede dislivelli incredibili per quanto riguarda la bicicletta, tanto che i professionisti concludono la gara con una media di due ore in più rispetto alle altre. Questo rappresenta per me un valore aggiunto». La soddisfazione più grande insomma.
«Certo, ma ce n'è stata anche un'altra: l'essere stato inserito, unico over 55, trai primi 170 partecipanti professionisti alla Duathlon Sprint, una gara in cui c'erano in tutto 1270 partecipanti. I miei compagni, alla partenza, mi guardavano strano, e in effetti potevano essere tutti miei figli, alcuni anche nipoti».
Com'è la vita di un iron man, un uomo d'acciaio?
«E' una vita normale, fatta di allenamenti. Ne faccio solitamente fino a 12 la settimana e non è una cosa che mi pesa. Lo sport è sempre stato una passione, un modo per stare bene e anche per fare amicizia. Solo prendendola così ho potuto gareggiare in tutte le gare a livello toscano e arrivare fino a Elbaman. D'altronde faccio più o meno questa vita da quarant'anni e se non vuoi finire le gare e poi salire direttamente in ambulanza l'allenamento bisogna che ci sia».
E quando smetterà di gareggiare?
«Fintanto che Cristo mi darà la possibilità di gareggiare lo farò. Per me non è assolutamente un sacrificio e mi sembrerebbe di fare uno spregio a tutti quelli che vorrebbero ma non possono farlo se decidessi di colpo di non fare più niente. Quindi finchè riuscirò a gareggiare non mi tirerò indietro».
Una vita intera dedicata allo sport e una passione sfrenata per le lunghe distanze e la fatica. L'appuntamento con Iron Man però, e con la vittoria, Cartei è stato costretto a rimandarlo per dieci anni. Fino all'altro giorno, quando all'isola d'Elba s'è ripreso quello che forse pensava d'aver perso: il titolo di campione italiano della sua categoria con tempi da capogiro: un'ora e venti per la gara di nuoto, quasi sette per il ciclismo e poco più di quattro ore per la maratona.
Cartei, campione italiano in una disciplina "infernale".
«Sono sempre stato un atleta amante delle lunghe distanze - spiega - e vincere la gara dell'Elba ha per me un doppio valore. Diventare campione italiano nella propria categoria è meraviglioso, ma farlo in una delle gare che a livello internazionale viene considerata una delle più impegnative dà ancora più soddisfazione. Il tracciato dell'isola d'Elba infatti prevede dislivelli incredibili per quanto riguarda la bicicletta, tanto che i professionisti concludono la gara con una media di due ore in più rispetto alle altre. Questo rappresenta per me un valore aggiunto». La soddisfazione più grande insomma.
«Certo, ma ce n'è stata anche un'altra: l'essere stato inserito, unico over 55, trai primi 170 partecipanti professionisti alla Duathlon Sprint, una gara in cui c'erano in tutto 1270 partecipanti. I miei compagni, alla partenza, mi guardavano strano, e in effetti potevano essere tutti miei figli, alcuni anche nipoti».
Com'è la vita di un iron man, un uomo d'acciaio?
«E' una vita normale, fatta di allenamenti. Ne faccio solitamente fino a 12 la settimana e non è una cosa che mi pesa. Lo sport è sempre stato una passione, un modo per stare bene e anche per fare amicizia. Solo prendendola così ho potuto gareggiare in tutte le gare a livello toscano e arrivare fino a Elbaman. D'altronde faccio più o meno questa vita da quarant'anni e se non vuoi finire le gare e poi salire direttamente in ambulanza l'allenamento bisogna che ci sia».
E quando smetterà di gareggiare?
«Fintanto che Cristo mi darà la possibilità di gareggiare lo farò. Per me non è assolutamente un sacrificio e mi sembrerebbe di fare uno spregio a tutti quelli che vorrebbero ma non possono farlo se decidessi di colpo di non fare più niente. Quindi finchè riuscirò a gareggiare non mi tirerò indietro».
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