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Toccafondi: «Ci hanno presi in giro»

Paolo Nencioni
Il presidente del Prato, Andrea Toccafondi
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Il presidente del Prato, Andrea Toccafondi

Non ha fatto ricorso, per due settimane non ha voluto commentare il mancato ripescaggio del Prato in Prima divisione, ma dopo aver dato un'occhiata alla lettera di Giancarlo Abete che spiega le motivazioni della decisione della Federcalcio, il presidente Andrea Toccafondi deve aver pensato che la misura era colma

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PRATO. Non ha fatto ricorso, per due settimane non ha voluto commentare il mancato ripescaggio del Prato in Prima divisione, ma dopo aver dato un'occhiata alla lettera di Giancarlo Abete che spiega le motivazioni della decisione della Federcalcio, il presidente Andrea Toccafondi deve aver pensato che la misura era colma.
E così oggi Toccafondi parla per spiegare come sono andate le cose e si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

Secondo Abete è tutto molto chiaro: il Prato non poteva essere ripescato perché già ripescato in C1 nel 2004. Secondo il presidente federale non sono passati 5 anni, come stabilisce la circolare 144/A dello scorso 28 maggio. Secondo Toccafondi è falso. «Siamo stati ripescati il 24 luglio 2004 - obietta il patron del Prato - Dunque al 30 luglio di quest'anno erano passate cinque stagioni sportive e cinque anni solari».
Ma quello che ha fatto infuriare il presidente più longevo della Lega Pro è la sensazione di essere stato preso in giro. «Abbiamo letto anche noi la circolare - dice Toccafondi - e il 28 giugno il segretario Giraldi è andato a chiedere al segretario generale della Lega se avevamo i requisiti per fare domanda di ripescaggio. Gli è stato detto di sì. Siccome io per natura non mi fido, ho chiesto a un amico se poteva verificare con la Federazione, e la risposta è stata identica. Per ulteriore scrupolo ho fatto contattare da un'altra persona il presidente della Lega Pro Mario Macalli. Non lo incontravo da cinque anni. Con questa persona siamo andati a trovarlo a Crema nei primi giorni di luglio e ci è stato confermato che il Prato aveva i requisiti».
Di fronte a queste rassicurazioni, anche il più malfidato avrebbe coltivato una speranza. Come sappiamo, è andata diversamente. «Il 15 luglio - racconta Toccafondi - il consiglio della Lega ci ha comunicato che era necessaria una fideiussione e nonostante i tempi ristretti l'abbiamo fatta alla Banca popolare di Bergamo, trasmettendo gli atti nei tempi dovuti».
E poi cos'è successo? Fin dal 28 luglio, cioè due giorni prima della decisione ufficiale, sono iniziati a circolare i nomi delle società che sarebbero state ripescate. «Quelle voci le ho sentite anch'io - dice Toccafondi - E dire che pochi giorni prima mi avevano fatto sapere che il Prato era in cima alla lista...». Risultato: in Prima divisione approdano Potenza, Viareggio, Alessandria e Andria Bat.

«Perché ci hanno detto che avevamo i requisiti? Perché ci hanno chiesto la fideiussione se sapevano che non avevamo diritto al ripescaggio?» chiede ora Toccafondi. Una domanda al momento senza risposta.
«Capisco che Viareggio ha avuto la tragedia del treno - commenta Toccafondi - Se ci avessero chiesto di fare un passo indietro per quel motivo ci saremmo fatti da parte, ma non così».
E perché il Prato non ha fatto ricorso, se ha tutte queste buone ragioni? «Perché sarebbero stati soldi sprecati - spiega Toccafondi - Dovete capire che l'hanno studiata bene, ci avrebbero dato comunque torto. Se avessi due ossi nell'armadio mi farebbero a fette. In questo mondo, più dei meriti sportivi o dei bilanci in ordine, conta frequentare le persone giuste. Io non lo faccio perché non ho tempo e non ne ho voglia. Ho un'azienda da mandare avanti (parla dall'ufficio di Bergamo, ndr), ho 620 dipendenti e non ce n'è uno in cassa integrazione. E' vero, il Prato ha pochi spettatori, ma noi non vendiamo aria fritta. Altri lo fanno».

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