Attenzione
prato sport
«Ecco perché il Prato è stato escluso»
Paolo Nencioni
◗
Il presidente della Federcalcio Giancarlo AbeteConvincono solo in parte le motivazioni con le quali Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, ha spiegato ieri l'esclusione del Prato dai ripescaggi in Prima divisione. O meglio, la lettera delle norme è rispettata, ma la sostanza, almeno per quanto riguarda l'Andria Bat, preferita ai lanieri, lo è molto meno.
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Convincono solo in parte le motivazioni con le quali Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, ha spiegato ieri l'esclusione del Prato dai ripescaggi in Prima divisione. O meglio, la lettera delle norme è rispettata, ma la sostanza, almeno per quanto riguarda l'Andria Bat, preferita ai lanieri, lo è molto meno.
Il Prato, dice Abete nella sua lettera aperta «ai tifosi dell'Ac Prato» e rispondendo alle domande poste dal Tirreno e dall'onorevole Riccardo Mazzoni nei giorni scorsi, non è stato ripescato per un semplice motivo: era già stato ripescato dalla C2 alla C1 nella stagione 2004/2005. Dunque non si è posto neppure il problema della posizione in graduatoria. I criteri per stilare la graduatoria sono stati fissati nella circolare 144/A del 28 maggio e sono i seguenti: classifica finale nell'ultimo campionato, che contava per il 50%, tradizione sportiva della città (25%), numero medio di spettatori dal 2004 al 2008 (25%).
Le principali «cause ostative» al ripescaggio, cioè gli ostacoli insuperabili a prescindere dalla classifica sono i seguenti: essere stati ripescati una volta nelle ultime cinque stagioni in qualsiasi campionato, ma solo se il ripescaggio di quest'anno porta la squadra nella stessa serie dove è già stata ripescata (vedremo che questo si rivelerà decisivo per l'Andria); due ripescaggi negli ultimi cinque anni, a prescindere dal campionato dove si andrà a giocare; sanzioni per illeciti sportivi scontate nelle stagioni 2007/2008 e 2008/2009.
Se non ci fossero stati ostacoli, scrive Abete, «la società Ac Prato avrebbe potuto aspirare concretamente al ripescaggio, anche se non in posizione di vertice. Si conferma che per storia sportiva delle città e per classifica finale il Prato ha una migliore posizione rispetto all' Andria Bat e all'Esperia Viareggio mentre risulta esserci, come vi è noto, un punteggio molto basso sul versante della presenza media dei tifosi allo stadio».
«Alcune società meglio posizionate in graduatoria rispetto al Prato - aggiunge il presidente di Federcalcio - non sono state ripescate perchè anche esse presentavano una delle cause ostative».
Puntiglioso, Abete nega che il voto contrario al bilancio della Lega abbia pesato sul mancato ripescaggio: «Le posizioni che le singole società hanno assunto nell'ambito di autonome valutazioni nel dibattito di politica sportiva (ad esempio approvazione o meno dei bilanci della Lega di riferimento) non determinano alcuna conseguenza sulle decisioni che vengono assunte peraltro in base a comunicati ufficiali».
Una postilla che nessuno può smentire, ma c'è qualcosa che non torna nella sostanza, come si diceva. L'Andria, quando ancora si chiamava Fidelis, è stata ripescata in C1 nello stesso anno del Prato, l'anno seguente è fallita e ha usufruito del Lodo Petrucci, ripartendo dalla C2 col nome di Andria Bat. L'anno scorso è retrocessa in serie D ed è stata ripescata in Seconda divisione. Quest'anno non è arrivata nemmeno in finale playoff, come del resto il Viareggio. Cambiare nome, insomma, cancella tutti i peccati e così si fa finta di non sapere che la squadra pugliese ripescata quest'anno è l'erede di quella Fidelis che doveva sparire. I tifosi pugliesi (anche 5.000 allo stadio in Seconda divisione) sono contenti. Lo saranno un po' meno i pratesi, nonostante l'esortazione finale di Abete a mantenere «sempre vivi i valori di etica sportiva e di passione calcistica» che oggettivamente suona un po' come una presa in giro.
Il Prato, dice Abete nella sua lettera aperta «ai tifosi dell'Ac Prato» e rispondendo alle domande poste dal Tirreno e dall'onorevole Riccardo Mazzoni nei giorni scorsi, non è stato ripescato per un semplice motivo: era già stato ripescato dalla C2 alla C1 nella stagione 2004/2005. Dunque non si è posto neppure il problema della posizione in graduatoria. I criteri per stilare la graduatoria sono stati fissati nella circolare 144/A del 28 maggio e sono i seguenti: classifica finale nell'ultimo campionato, che contava per il 50%, tradizione sportiva della città (25%), numero medio di spettatori dal 2004 al 2008 (25%).
Le principali «cause ostative» al ripescaggio, cioè gli ostacoli insuperabili a prescindere dalla classifica sono i seguenti: essere stati ripescati una volta nelle ultime cinque stagioni in qualsiasi campionato, ma solo se il ripescaggio di quest'anno porta la squadra nella stessa serie dove è già stata ripescata (vedremo che questo si rivelerà decisivo per l'Andria); due ripescaggi negli ultimi cinque anni, a prescindere dal campionato dove si andrà a giocare; sanzioni per illeciti sportivi scontate nelle stagioni 2007/2008 e 2008/2009.
Se non ci fossero stati ostacoli, scrive Abete, «la società Ac Prato avrebbe potuto aspirare concretamente al ripescaggio, anche se non in posizione di vertice. Si conferma che per storia sportiva delle città e per classifica finale il Prato ha una migliore posizione rispetto all' Andria Bat e all'Esperia Viareggio mentre risulta esserci, come vi è noto, un punteggio molto basso sul versante della presenza media dei tifosi allo stadio».
«Alcune società meglio posizionate in graduatoria rispetto al Prato - aggiunge il presidente di Federcalcio - non sono state ripescate perchè anche esse presentavano una delle cause ostative».
Puntiglioso, Abete nega che il voto contrario al bilancio della Lega abbia pesato sul mancato ripescaggio: «Le posizioni che le singole società hanno assunto nell'ambito di autonome valutazioni nel dibattito di politica sportiva (ad esempio approvazione o meno dei bilanci della Lega di riferimento) non determinano alcuna conseguenza sulle decisioni che vengono assunte peraltro in base a comunicati ufficiali».
Una postilla che nessuno può smentire, ma c'è qualcosa che non torna nella sostanza, come si diceva. L'Andria, quando ancora si chiamava Fidelis, è stata ripescata in C1 nello stesso anno del Prato, l'anno seguente è fallita e ha usufruito del Lodo Petrucci, ripartendo dalla C2 col nome di Andria Bat. L'anno scorso è retrocessa in serie D ed è stata ripescata in Seconda divisione. Quest'anno non è arrivata nemmeno in finale playoff, come del resto il Viareggio. Cambiare nome, insomma, cancella tutti i peccati e così si fa finta di non sapere che la squadra pugliese ripescata quest'anno è l'erede di quella Fidelis che doveva sparire. I tifosi pugliesi (anche 5.000 allo stadio in Seconda divisione) sono contenti. Lo saranno un po' meno i pratesi, nonostante l'esortazione finale di Abete a mantenere «sempre vivi i valori di etica sportiva e di passione calcistica» che oggettivamente suona un po' come una presa in giro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
