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Il calcio deve tirare la cinghia

Pochi soldi nel calcio dilettanti
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Pochi soldi nel calcio dilettanti

In Prima categoria i preparativi per la prossima stagione languono, o almeno così sembra.

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PRATO. In Prima categoria i preparativi per la prossima stagione languono, o almeno così sembra. La crisi straordinaria non manca però d'investire il calcio in modo altrettanto anomalo, come ci spiega il direttore sportivo del Prato 2000 Carlo Falcini, un uomo di sport che di stagioni ne ha viste veramente tante.
Falcini, ormai lo sanno anche i sassi: pure il calcio risente della crisi. Nel dettaglio però non siamo ancora scesi.
«Questa congiuntura economica è straordinaria, non ricordo di averne vissuta un' altra simile, e come tale ha delle caratteristiche particolari. In Prima categoria, a parte qualche fusione, tutte le squadre riusciranno probabilmente a iscriversi, perché quei quattro o cinquemila euro alla fine si trovano sempre. Altro discorso sono gli sponsor, che avendo ridotto drasticamente il proprio giro d'affari finiscono per rinunciare alle sponsorizzazioni, una cosa davvero mai vista, incredibile. Ma il problema vero, in questo momento, è un altro, e riguarda le promesse che si vanno facendo e che poi non sappiamo se verranno mantenute».
In che senso promesse che poi dovranno essere mantenute?
«Il succo del discorso è questo: ci sono un sacco di società che stanno promettendo mari e monti quando siamo di fronte ad una congiuntura economica che ha costretto tutte le società a ridurre i budget del 35, 40 per cento. E' una situazione che sta attanagliando tutti, nessuno escluso. Queste società che stanno attirando giocatori a non finire magari sono le stesse che devono ancora saldari i conti con i giocatori della passata stagione. E la colpa, purtroppo, è anche dei giocatori».
Perchè la colpa è dei giocatori?
«Perchè solo i più intelligenti si sono resi conto di come stanno veramente le cose, e cioè che i tempi dell'oro sono finiti e che adesso bisogna stare tutti con i piedi ben saldi per terra. La maggior parte dei giocatori però non crede che la situazione sia così grave e pensano ancora di poter vivere di calcio in queste categorie. E' vero, una volta un giocatore poteva prendere quanto un operaio, adesso invece non è più possibile».
Bisogna stare coi piedi per terra. Dipende dalle ambizioni, magari.
«Credo dipenda soprattutto dai soldi che si hanno a disposizione. Questo mi sembra logico. Ma tra qualche giorno i giocatori di Promozione cercheranno ingaggio in Prima e quelli di Prima in Seconda alla ricerca di grandi somme. Per uscire da questa situazione bisognerebbe che tutti fossero un poco più realisti».
A.P.

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